L’Italia a stile libero vuol rovinare la festa ai siluri

Dopo lo strepitoso argento nella 4x100, oggi nei 200 metri prima sfida
tra i fenomeni Phelps e Van den Hoogenband. Con due azzurri tra i
migliori otto. Rosolino va in finale con il terzo tempo. Ma il grande Spitz ci snobba: Magnini? L’ho visto in tv. Di voi apprezzo solo la Ferrari e il cibo

Melbourne - È un’Italia a stile libero. Inteso come nuoto, ma anche come interpretazione della parte. Gente che fila, gente che acchiappa l'occasione del buon ricordo, gente che crea l'atmosfera. La staffetta ha dato il segnale. Filippo Magnini aspetta l'ora sua. Le due frazioni della staffetta hanno sciolto lui, e aperto gli occhi al mondo. «Scendere due volte sotto i 48" mi ha fatto sentire davvero veloce. State sicuri che se nuoterò i 100 m. in 48 secondi, l'oro non mi sfuggirà».

Potrebbe essere l'occasione per far rimangiare a tutti un certo snobismo. Ieri Mark Spitz si è unito al coro. Conosce poco il nuoto italiano. Magnini? Magnini who? Avrebbe risposto. Si è salvato dicendo: «L'ho visto in tv». E poi ha soggiunto: «Dell'Italia mi piacciono il cibo e le Ferrari. Nel 1972 ne ho comprata una, dodici cilindri con un sedile posteriore troppo piccolo: l'ho rivenduta dopo 5-6 anni». Oggi Max Rosolino e Nicola Cassio si infileranno nella battaglia dei siluri. I siluri sono Peter Van den Hoogenband e Michael Phelps, rispettivamente primo e secondo tempo delle semifinali dei 200 metri, esattamente come lo erano stati nelle qualificazioni. Appuntamento alle undici del mattino, ora italiana, per capire quale sarà l'erede di Ian Thorpe, che ha lasciato a tutti il ricordo di un duello fra extraterrestri alle Olimpiadi di Atene. Siluri o mostri poco importa: il cigno olandese e l'americano dalle orecchie a sventola e il mento a badile sono di un altro pianeta. Lo ha capito Rosolino, che ieri ha affrontato prima l'uno poi l'altro, ha tenuto botta per metà gara, poi è tornato fra i paggi di corte. Van den Hoogenband è un amico suo, il favorito dei romantici che non vogliono veder affondare un vecchio guerriero, classe '78. Phelps è il cannibale che avanza, ha già vinto un oro con la staffetta, vorrebbe intascare il secondo in solitario. «Ad ogni nuotata gli vedi prendere 15 metri. Però stargli in scia non dà fastidio: fa meno onde di altri», ha raccontato Rosolino, scherzando ma non troppo.

Mark Spitz sarà in tribuna. Visita il mondo, portando in giro l'icona di se stesso, 2000 dollari a intervista, i capelli sono imbiancati, vive sulle cifre incassate dagli sponsor e aspetta che Phelps gli strappi il record delle sette medaglie olimpiche. Dice che potrà capitare. «Nel caso sarei il primo a stringergli la mano». Ieri Spitz ha chiacchierato con i giornalisti italiani e inquadrato i 200 di oggi. «Peter si metterà di mezzo fra lui e l'oro, come è successo a Sydney quando ha battuto Thorpe. Invece ad Atene ha finito prima la benzina». Phelps sta inseguendo le sette medaglie e il milione di dollari promesso dallo sponsor. Nulla che possa far invidia a Spitz. «Mia moglie mi dice sempre: a te quanti ne danno? In realtà io ho guadagnato un milione di dollari che valevano 10 milioni di oggi. Non me la sono cavata male».

Sono discorsi da titani. Ecco perché il nostro nuoto può godersi il bello dell'essere diavoletto impertinente. Nicola Cassio è entrato in finale con l'ottavo tempo. «E fino a due anni fa guardavo le finali in Tv». Rosolino con il terzo, ma occhio al coreano Park, ultimo idolo di quelle parti. Due duecentisti in finale sono un segnale per la staffetta. Magnini un incubo per tutti.