L’Italia tiene aperte le frontiere «Non faremo come la Francia»

L’annuncio del premier. Le misure antiterrorismo oggi all’esame dei ministri

Alessandro M. Caprettini

da Roma

«Ne parleremo domani in Consiglio dei ministri... ma non credo che sospenderemo». Silvio Berlusconi è scettico sulla bontà della scelta di sospendere il trattato di Schengen, come ha fatto la Francia, in parte anche l’Olanda e come anche la Spagna si accingerebbe a fare. Forse anche perché sa bene che avendo la Francia ripristinato le frontiere ed essendo la Svizzera fuori da Schengen, non restano che Slovenia e Austria per le quali Pisanu ha già annunciato di voler rafforzare il controllo.
Di qui i dubbi su una iniziativa dal sapore vagamente demagogico, buona forse a calmare l’opinione pubblica francese, ma risibile sul piano dei risultati. Che se ne discuta quest’oggi a palazzo Chigi - dove Pisanu tra l’altro porrà all’attenzione il «pacchetto» predisposto dal Viminale per affrontare l’emergenza terrorismo - è comunque scontato. Ma abbastanza scontata appare anche l’idea di non ricorrere allo stop della libera circolazione di merci e persone in ambito Ue. E infatti, rispetto agli allarmi dei giorni scorsi, i toni nella maggioranza, si sono allentati. E di parecchio. C’è ancora chi nella Lega, come Maroni, sottolinea di voler chiedere al governo se non sia «il caso di fare la stessa cosa che ha fatto la Francia» visto che forse a quel punto potrebbero «aumentare i rischi per gli altri Paesi». Ma già Castelli nega che il Carroccio intimi la chiusura delle frontiere: «Non ho mai detto che vogliamo sospendere Schengen, il che non si può escludere a priori, ma che occorre valutare serenamente la cosa in Consiglio dei ministri».
Cosa che appunto avverrà quest’oggi. Con un largo schieramento favorevole a lasciare le cose così come sono. Il presidente del Consiglio è scettico, e come lui i ministri di Forza Italia. In An Gasparri insiste «per una riflessione» che dovrebbe portarci sulla stessa posizione della Francia, ma Fini - dalla Turchia - dice chiaro e tondo di «non vedere le condizioni per sospendere Schengen» mentre reputa che siano più utili azioni, come quelle messe in atto da Pisanu, per frenare l’immigrazione clandestina. Anche l’Udc non lo ritiene un passaggio fondamentale. Rocco Buttiglione, ministro dei Beni Culturali rileva di «comprendere le ragioni degli amici francesi» ma di ritenerle «sbagliate». E anche Giorgio La Malfa, pur dicendosi favorevole a valutare il ripristino dei controlli «se lo chiedesse Pisanu», valuta come inutile una idea del genere. «Del resto - osserva il ministro repubblicano per le politiche comunitarie - il fatto che non serva lo dimostra quanto è accaduto a Londra: se i terroristi sono già dentro il Paese...».
Così il dibattito di oggi a palazzo Chigi dovrebbe esser incentrato soprattutto sulle misure annunciate da Pisanu martedì scorso alla Camera: ritocchi a leggi e regolamenti che permettano indagini più efficaci ed espulsioni più rapide. Da scartare invece, come hanno ribadito ieri dal Viminale in collegamento con quanto detto dal titolare degli Interni mercoledì a Bruxelles, che si possa decidere di passare al ripristino delle dogane. Anche se, nei confronti dei cittadini non Ue in arrivo da Austria e Slovenia si intensificherà l’attenzione delle forze dell’ordine.
Anche da parte delle opposizioni toni smorzati e perplessità sull’idea dello stop a Schengen. Fassino fa notare che si tratta di una misura «figlia dell’inquietudine, ma anche un arretramento rispetto alla libertà di circolazione percepita da milioni e milioni di europei». Rutelli parla del provvedimento adottato da Parigi come di una cosa «bizzarra e demagogica», giudicando «ridicolo l’immaginare che il terrorismo fondamentalista abbia bisogno di Schengen per colpire». Anche D’Alema ironizza sull’idea che «i terroristi arrivino coi gommoni». Mentre l’unico che va controcorrente è Francesco Cossiga: «Francia e Olanda hanno governi forti. L’Italia resta invece un colabrodo che manca anche di una guardia costiera. E poi c’è il fatto che Violante e Prodi, Pecoraro e Bertinotti non vogliono...».