L’Italia torna alle urne, una corsa con 5 schede

Nell’isola si elegge il governatore, nei centri con più di 15.000 abitanti è possibile il voto disgiunto. Niente preferenza per le Province. Nelle grandi città si rinnovano anche i Consigli di circoscrizione

Vincenzo Pricolo

da Milano

La prossima tornata amministrativa interessa quasi 19 milioni e 300.000 elettori di oltre 1.200 Comuni, dei quali una ventina di capoluoghi, otto Province e della Regione siciliana. Si vota domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15, tranne che in Sicilia e nei Comuni di Ayas (Valle d'Aosta) e di Peio (Trento), dove i seggi saranno aperti solo domani. Le schede sono quattro: quella per il governatore siciliano; quella per per i centri fino a 15.000 abitanti; quella per i Comuni con oltre 15.000 abitanti; e quella per le Amministrazioni provinciali. Ma nelle grandi città che devono scegliere il nuovo sindaco e rinnovare il Consiglio comunale, fra le quali Torino, Milano, Roma e Napoli, gli elettori riceveranno alle urne anche la scheda rosa per le Circoscrizioni (o Zone, Quartieri e Municipi).
Comuni maggiori. Nei centri con oltre 15.000 abitanti l’elettore può esprimere il proprio voto tracciando un solo segno sul nome del candidato sindaco (in questo modo il voto va solo al candidato prescelto), oppure tracciando un solo segno sul simbolo di una lista che sostiene il candidato sindaco prescelto (e in questo modo il voto sarà attribuito sia alla lista che al candidato sindaco). L’elettore può anche tracciare un segno sia sulla lista che intende votare sia sul nome del candidato sindaco collegato a quella lista. E può anche fare un segno sul nome del candidato sindaco prescelto e sul simbolo di una lista collegata a un altro candidato sindaco; quest’ultimo è il caso del cosiddetto voto disgiunto.
Preferenze e «disgiunto». Infine, gli elettori dei Comuni con oltre 15.000 abitanti possono anche esprimere un voto di preferenza scrivendo il cognome del candidato consigliere comunale accanto al simbolo della lista nella quale è inserito quel candidato senza bisogno di tracciare un segno su quello stesso simbolo. Il voto di preferenza può convivere con il voto disgiunto. Se nessuno dei candidati sindaco conquista la maggioranza assoluta dei voti, i due più votati vanno al ballottaggio, previsto per l’11 e il 12 giugno.
Comuni minori. L’elettore può esprimere il proprio voto tracciando un solo segno sul nome del candidato sindaco prescelto oppure facendo un segno sul simbolo di una lista: oppure, ancora, con due segni: uno sul nome del candidato sindaco e uno sulla lista prescelta. È possibile anche il voto di preferenza; scrivendo il cognome del candidato consigliere prescelto accanto al simbolo della lista il voto si estende al candidato sindaco collegato.
Province. Non sono previsti né il voto di preferenza, in quanto il nome del candidato consigliere è già scritto accanto alla lista che lo presenta, né il voto disgiunto.
Documenti. Per esercitare il diritto di voto gli elettori devono andare al seggio con un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale. Chi l’avesse persa o non ancora ricevuta potrà richiederne un duplicato agli uffici del proprio Comune di residenza, che domani e lunedì saranno aperti negli stessi orari dei seggi.
Dove si vota. Il Comune più grande fra i 1.263 chiamati alle urne è Roma, che ha oltre due milioni e mezzo di abitanti; i due più piccoli sono Briga Alta (Cuneo), 62 residenti, e Massello (Torino), 74. I capoluoghi sono 23 (Torino, Milano, Varese, Lecco, Belluno, Rovigo, Savona, Ravenna, Rimini, Arezzo, Siena, Grosseto, Ancona, Fermo, Roma, Napoli, Caserta, Benevento, Salerno, Barletta, Cosenza, Crotone e Catanzaro). A Novara il voto è slittato di una settimana e a Cagliari e Carbonia di due. Fra i centri con più di 15.000 abitanti, si vota a Gallarate e Busto Arsizio in Lombardia; Abano Terme, Este e Oderzo in Veneto; Pavullo nel Frignano, Cento e Cesenatico in Emilia Romagna. Passando al Centro troviamo Cascina, Montevarchi e Figline Valdarno in Toscana; Castelfidardo e San Benedetto del Tronto nelle Marche; Assisi e Città di Castello in Umbria; Anagni, Cassino, Terracina, Civitavecchia, Genzano, Marino, Mentana e Pomezia nel Lazio. Nel Sud, in Campania vanno alle urne fra gli altri i Comuni di Capua, Maddaloni, Somma Vesuviana, Vico Equense e Cava de’ Tirreni; in Puglia Molfetta, Grottaglie e Gallipoli; in Basilicata Melfi e Policoro; in Calabria Rende, Rossano e Taurianova. Le otto Province che vanno al voto sono Pavia, Mantova, Treviso, Imperia, Ravenna, Lucca, Campobasso e Reggio Calabria.