L’Italia tradisce Maria: è già a Minsk

Diego Pistacchi

da Genova

La Bielorussia che invocava il rispetto delle leggi italiane non ha atteso che la legge italiana decidesse. Ieri sera, con un blitz appena calato il buio, Maria è stata presa nell’istituto di suore cui era stata affidata, e portata direttamente all’aeroporto di Genova, dove era stato preparato un aereo speciale diretto a Minsk. Senza scalo. La Corte d’appello di Genova aveva chiesto ancora qualche giorno di tempo per valutare il caso. La Bielorussia non ha voluto aspettare, non si è rimessa al magistrati italiani: s’è presa la bambina e se l’è portata via. L’ha fatta caricare su un taxi e scortare fino all’aeroporto. Con accanto una psicologa bielorussa e due colleghe italiane. Tanto doveva bastare per «garantire» che la bambina starà bene pur tornando nell’inferno dove non voleva tornare, pur vedendo infrangere il suo sogno italiano e la speranza di non rivedere più il luogo dove era stata violentata e seviziata.
L’ambasciatore bielorusso Alexey Skripko aveva annunciato che dopo la «fuga» di Maria non avrebbe rispettato gli impegni presi con il Tribunale dei minori di Genova che aveva deciso di riaffidare la bambina alle autorità del suo Paese. Ieri sera se ne è avuta la conferma. Ai «genitori» affidatari della piccola è stato persino vietato l’ultimo saluto. Quando evidentemente il piano del blitz all’istituto di suore era già stato pianificato in tutti i suoi dettagli con i carabinieri, Maria è stata fatta piangere e urlare perché le è stato impedito di mandare dei baci al suo «papà» Alessandro Giusto persino dalla finestra. Il Tribunale dei minori aveva autorizzato solo le «nonne» a farle visita. Quello che lei chiamava «papà» è stato lasciato in strada ad aspettare, ma appena la bimba lo ha saputo è corsa alla finestra, lo ha chiamato, lo ha salutato sorridente, gli ha mandato baci. Poi nei suoi occhi è tornato il terrore. Un carabiniere è sceso in strada e ha allontanato «il suo papà» mentre Maria, sempre più disperata, lo chiamava urlando ancora più forte. È stata l’ultima volta che la famiglia Giusto ha avuto l’opportunità di vederla. «Non ci hanno detto niente, ci state dicendo tutto voi, è assurdo», hanno urlato la loro disperazione i coniugi Giusto.
La Bielorussia si è appigliata alla sentenza del Tribunale dei minori che le riconosceva la tutela della minorenne e si è fatta consegnare, alla presenza dei vertici dell’Arma, la bambina. Con un blitz degno del peggior delinquente. Con il consenso del governo e delle autorità italiane. Dimostrando di non tenere nella benché minima considerazione il giudizio della magistratura italiana, della Corte d’appello di Genova.