L’Italia «in trasferta» nei mercati punta al riscatto

Il denaro non dorme mai, neppure a Ferragosto. Non c’è tempo per le grigliate all’aperto, né per i bagni in mare: oggi riprende la danza dei mercati, nella speranza che non si replichi il balletto folle delle scorse settimane. La pausa di mezza estate è un benefit di cui gode la sola Piazza Affari, un turno di riposo supplementare buono per avere sotto mano, e a bocce ferme, il «verdetto» delle altre Borse alla manovra anti-crisi da 45 miliardi di euro varata dal governo.
Le misure di risanamento sono state accolte in Italia da un fuoco di sbarramento trasversale, partito non solo dai banchi dell’opposizione. E con diverse gradazioni di giudizio, anche imprese, sindacati e movimenti consumatori non hanno risparmiato critiche. La cura da lacrime e sangue economica ha però strappato il bollino blu dall’Unione europea, dalla Bce e dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Mica poco. Di questa triplice promozione, i mercati potrebbero tener conto prendendo atto degli sforzi compiuti dall’Italia per anticipare il pareggio di bilancio. O forse no. Non è escluso che i listini scendano o salgano per motivi del tutto slegati dai fatti italiani. Per un paio di motivi. Il primo. Il giudizio degli investitori resta sospeso perché la manovra è ancora suscettibile di modifiche. Proprio alla luce dell’insoddisfazione che si coglie anche nel centrodestra, è difficile immaginare che il decreto sia come le tavole della legge scritte sulla pietra, immodificabili. Dunque: il passaggio parlamentare, quanto lascerà inalterato dell’impianto originale del provvedimento? Eventuali cambiamenti saranno in chiave restrittiva, cioè improntati a un maggior rigore? Oppure la stangata verrà alleggerita, magari nella parte che colpisce i ceti medi costringendo il governo a reperire risorse altrove?
A queste domande non è possibile dare, ora, una risposta certa. Una prima reazione, per la verità, c’è già stata venerdì scorso a Piazza Affari (+4%), insensibile alla notizia di un inasprimento della tassazione sulle rendite finanziarie, quando invece, in altri momenti, il solo accennare a un giro di vite avrebbe terrorizzato il mercato. Forse si è trattato di una distrazione dovuta alla voglia di rialzo dopo le lunghe giornate di passione, quando gli indici si avvitavano come Zero in picchiata. Oppure, un’indifferenza altrimenti spiegabile con il fatto che in questi tempi di vacche rachitiche solo qualche speculatore, non certo l’esercito dei piccoli risparmiatori, riesce ancora a flirtare con i capital gain. Basta poco per rendersene conto. Eni, Enel, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, Telecom, Fiat e le altre 240 società tricolori quotate non valgono - tutte insieme - quanto le pagine web di Google caricate su un iPhone. Il mercato azionario italiano vale oggi 370 miliardi di euro, il 55% in meno del periodo precedente il crac Lehman, mentre la Apple capitalizza 245 miliardi e il gruppo del motore per eccellenza di ricerca del web poco più di 127 miliardi. Come dire: io, investitore, credo più in Steve Jobs che nell’intero pacchetto delle società italiane.
Con queste cifre, la strada verso la resurrezione è per Piazza Affari lunga e non priva di ostacoli. Il riscatto, infatti, non dipende solo dallo stato di salute dell’Azienda Italia, ma resta condizionato dai timori di una ricaduta del mondo nella recessione e dalle capacità dell’Europa di uscire dalle secche della crisi del debito sovrano. Quando domani la nostra Borsa riaprirà i battenti, sarà già tempo di spostare l’attenzione verso Parigi, al vertice franco-tedesco. Questo è il secondo motivo per cui le Borse potrebbero sospendere il giudizio sulla manovra. Da Nicolas Sarkozy e da Frau Angela i mercati si aspettano un colpo di acceleratore alla governance europea e risposte sugli strumenti anti-crisi. A cominciare dal fondo salva-Stati. Un paracadute ancora inutilizzabile e che con i suoi 440 miliardi di dotazione non sembra in grado di far fronte all’emergenza.