L’Italia trova nella Davis rosa le eredi di Pietrangeli e Panatta

Campioni del mondo. Fa un po’ specie dirlo nel tennis, ma si sa che nel Paese delle donne tutto è possibile, e infatti è successo. Italia-Usa è finita 4-0 come da pronostico ma parlare a questo punto dell’assenza delle Williams è quantomeno ingeneroso, anche perché le nostre - prima di far fuori gli Usa - hanno battuto Francia e Russia, che erano al completo. Insomma: Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci hanno sollevato la Fed Cup con pieno merito e il primo posto nella classifica a squadre che la federazione internazionale oggi ci assegna è solo il timbro che certifica una superiorità inequivocabile.
Per questo, nel giorno del trionfo, si può dare ragione al presidente della federtennis Binaghi, che celebra il secondo successo nella Davis femminile («ma la prima volta, nel 2006 in Belgio, ero più stravolto: le ragazze ormai ci hanno abituato troppo bene...») per una volta senza alimentare polemiche ma dicendo una cosa assolutamente ragionevole: «Chiedo la par condicio: quando vincono le donne mi chiedete sempre della squadra maschile, vorrei che quando perdono gli uomini mi parlaste dei successi delle ragazze». Giusto, così come è giusto erigere «un monumento» mentre Francesca Schiavone insegue tutti con lo spumante per una doccia di felicità.
Campioni del mondo, anzi campionesse, con Flavia Pennetta che dopo aver sistemato la Oudin ed essersi tuffata sulla terra rossa di Reggio Calabria, parla con un filo di voce per l’emozione, quella «di aver giocato e vinto davanti ai miei genitori. L’avete visto mio padre? Era più agitato di me...». Flavia che quest’anno è entrata nella top ten mondiale e che della Fed Cup ne ha fatto sempre una religione, così come le sue compagne: «Ma non penso che i ragazzi siano da meno, magari devono essere un po’ più gruppo anche loro. Noi è un po’ di tempo che siamo lì, che facciamo buoni risultati e che portiamo in questo sport qualcosa di buono. Credo che la squadra maschile meriti il primo girone, anzi. Secondo me hanno semplicemente avuto un po’ di sfortuna nei quattro o tre anni in cui hanno avuto la possibilità di tornare nel primo girone. Anni in cui, comunque, hanno giocato due volte contro la Spagna e una contro la Svizzera. Federer, tra l’altro, non gioca quasi mai e poi si presenta contro di loro».
Tutto vero, solo che lei e le sue compagne contro le Federer in rosa sono capaci di vincere, come fu in Belgio e com’è stato contro la Francia della Mauresmo e la Russia della Kuznetsova, segno che nel nostro tennis - e non solo - i ruoli sono ormai capovolti. Per questo fanno piacere i complimenti dell’altro campione del mondo Valentino Rossi («Sono molto contento che le ragazze vincano tanto, in compagnia delle donne si sta sempre bene...»), così come fa pensare la proiezione del Coni in vista delle Olimpiadi di Londra del 2012: secondo i calcoli la squadra italiana sarà al 45 per cento al femminile - contro il 39 di Pechino - e riguardo al medagliere presunto ben 19 sulle 31 medaglie previste saranno rosa. Tiè.
Insomma, abituiamoci: lo sport italiano è donna e le ragazze del tennis sono la copertina di un fenomeno inesorabile. Così alla fine il capitano Corrado Barazzutti è l’unico uomo che può gioire del trionfo di Reggio Calabria: «Queste ragazze hanno riscritto la storia del nostro tennis. Credo che sia una delle squadre più forti in assoluto dello sport italiano. Lasceranno un libro con scritte cose meravigliose». E lo dice proprio lui, uno dei quattro che nel 1976 in Cile sollevò l’unica Coppa Davis targata Italia: «La prima vittoria - ha detto - è stata straordinaria, ma la seconda va oltre il limite. Un consiglio ai nostri uomini? Prendano esempio». Finale della storia: siamo campioni del mondo dopo aver inseguito per anni un nuovo fenomeno del tennis, come furono Nicola Pietrangeli prima e Adriano Panatta poi. Non avevamo capito che i fenomeni c’era già: solo che portano la gonna.

Italia-Usa 4-0. Risultati di ieri. Pennetta (It) b. Oudin (Usa) 7-5 6-2; Errani-Vinci (Ita) b. Huber-Vania (Usa) 4-6 6-3 11-9.