L’Italia è tutta un ciak. Registi e attori piangono e lavorano

I Centoautori battono cassa ma non perdono un film: da Michele Placido a Rossi Stuart, dalla Golino a Silvio Orlando, ecco i più gettonati

Roma - «Noi attori, grandi precari», ha tuonato il sempre vigile Elio Germano, tra gli applausi dei colleghi, ritirando il meritato David di Donatello per Mio fratello è figlio unico. Giusto, mai dimenticare i più sfortunati. E certo, come dare torto a Michele Placido quando, nella stessa cerimonia, ha scandito con preoccupato afflato poetico che «senza il cinema, senza il bello, si spengono le luci, non si immagina più niente, ci si allontana dal resto del mondo e si muore di tristezza»? Il momento parrebbe davvero grave. Si moltiplicano gli articoli in prima pagina dopo il grido di dolore di Bertolucci (ieri Goffredi Bettini su l'Unità), Rutelli riceve una delegazione dei registi per farsi ridire ciò che sa benissimo, la Cgil scende in campo stamattina, Ds e Margherita incassano una scarica di no alla cosiddetta tassa di scopo, gli autori dei «Centoautori» rispondono piccati, colpo sul colpo, a chiunque sollevi dei dubbi sulle loro apocalittiche previsioni (siamo tutti «teleconsumatori», sai che novità!). Eppure nei primi cinque mesi del 2007 la quota di mercato ricoperta dai film italiani ha raggiunto il 35 per cento, cifra record; attori, tecnici, registi e sceneggiatori sono tutti impegnati, dovunque ci sono set aperti o che stanno per aprirsi, si produce a rotta di collo, non più solo coi soldi dello Stato.
Dov'è, allora, questa crisi? Non c'è. Tuttavia il cinema di lotta e di governo continua a lagnarsi, travestendo da emergenza democratica alcune, pur legittime, rivendicazioni di categoria. La controprova viene, appunto, dalla particolare effervescenza del mercato. Lavorano tutti, ma proprio tutti, a partire da Elio Germano e Michele Placido: l'uno indosserà presto i panni scriteriati di Marco Baldini in Il mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno, il secondo si divide tra le fiction su Provenzano e Moro, una comparsata da Papa in 2061 dei Vanzina e la pre-produzione del nuovo film da regista, Il grande sogno, interpretato da Riccardo Scamarcio.
A proposito di registi. Fino a pochi giorni fa Paolo Sorrentino era a Montecitorio per le riprese del Divo su Andreotti, con Toni Servillo nel ruolo del grande capo democristiano, Cristina Comencini gira la commedia multirazziale Bianco e nero con la coppia Fabio Volo-Ambra Angiolini, Paolo Virzì sta per dare il primo ciak a Tutta una vita davanti con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini di nuovo insieme per lui, Giuseppe Tornatore, pluripremiato per La sconosciuta, a settembre parte con Baaria, nome fenicio dell'amata Bagheria, Gabriele Salvatores farà Come Dio comanda dal romanzo di Niccolò Ammaniti, Carlo Verdone ad agosto reinventa tre delle sue mitiche macchiette aggiornandole nell'età, Mario Martone rievoca un pezzo di patrio Risorgimento con Noi credevamo, protagonista Luigi Lo Cascio. E che dire di Ferzan Ozpetek, passato alla scuderia Fandango di Procacci per trasporre sullo schermo il tosto romanzo Il giorno perfetto di Melania Mazzucco? Poi ci sono Carlo Mazzacurati con l'amarognolo La giusta distanza, Vincenzo Marra col metaforico L'ora di punta, Mimmo Calopresti col cinefilo L'abbuffata, Silvio Soldini col coniugale Elsa (Margherita Buy più Antonio Albanese), Matteo Garrone col cupo Gomorra dal best-seller di Roberto Saviano, Marco Tullio Giordana col divistico Sangue pazzo sulla cine-coppia fascista Ferida e Valenti (ovvero Bellucci e Zingaretti). Non basta. Se gli over 80 Giuliano Montaldo e Carlo Lizzani stanno montando i rispettivi San Pietroburgo e Hotel Meina, Riccardo Milani, alle prese col remake tv di Rebecca la prima moglie, ha già pronto Il disco del mondo, dal libro veltroniano sul jazzista suicida Luca Flores, starring Kim Rossi Stuart, Paola Cortellesi e l'infaticabile Placido, mentre Sergio Rubini gira in questi giorni, tra Roma e Venezia, il suo thriller sul mondo dell'arte intitolato Colpo d'occhio, una storia di vendetta nella quale rivaleggia con l'immancabile Scamarcio. Non mancano all'appello Wilma Labate, che sta finendo a Torino La signorina Effe, e Fabrizio Bentivoglio, regista e interprete del nostalgico/musicale Lascia perdere Johnny, accanto ai fratelli Servillo e Valeria Golino. Già, la Golino, di sicuro l'attrice più gettonata del momento. Reduce da A casa nostra e Il sole nero, sta misurandosi con Nanni Moretti sul set di Caos calmo (dirige Antonello Grimaldi) e intanto si prepara a interpretare in greco Dust of Time di Anghelopoulos, con Bruno Ganz e Willem Dafoe. Settimane piene anche per Silvio Orlando: sbrigata la sua partecipazione in Caos calmo, sarà Il padre di Giovanna per Pupi Avati. Nel cast, oltre a Francesca Neri ed Ezio Greggio, pure la rediviva (e dimagrita) Serena Grandi. E la chiamano crisi.