L’Italia va avanti con i berlinesi L’Europa se la gioca in Scozia

Pirlo su punizione e Grosso liquidano la pratica Georgia: a Glasgow il 17 novembre la sfida decisiva. Atteso il recupero
di Cannavaro,
Zambrotta,
Camoranesi
e Perrotta. <a href="/a.pic1?ID=213187" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Toni, l'emigrante di ritorno</font></strong></a> di cui non si può fare a meno. <a href="/a.pic1?ID=213063" target="_blank"><strong>Donadoni fa dietrofront su Del Piero</strong></a>

nostro inviato a Genova
Si fa vivo Pirlo, su punizione, si rivede Grosso, in gol dopo una vita, due esponenti della famosa generazione di Berlino 2006. Chissà se vuol dire qualcosa, chissà se è un auspicio per la sfida decisiva che attende la Nazionale tra poco più di un mese, il 17 novembre, in Scozia. È quello il bivio, crudele e definitivo. Bisogna vincere lo scontro diretto, non basta il pareggio dopo il folgorante 3 a 1 riservato ieri dai gonnellini agli ucraini. Per poi chiudere il girone col comodo incontro di Modena, contro le Far Öer. È crudele ma è così. E non vale discutere sui punti persi (con la Lituania a Napoli) oppure su quel pareggino di San Siro contro la Francia. Rimpianti e rimorsi devono attendere. Se la Nazionale campione del mondo non è capace di vincere a Glasgow, allora forse è giusto restare a casa a meditare sui ritardi e naturalmente sugli errori. Inatteso l’exploit dei britannici. Prepariamoci allora al duello rusticano. I precedenti non parlano in nostro favore. In Champions è recentissima la sconfitta del Milan al Celtic park. Meglio attrezzarsi e recuperare le energie migliori, da Cannavaro a Zambrotta, da Perrotta a Camoranesi. Solo per Materazzi le speranze son ridotte al lumicino. Il 2 a 0 di ieri sera sulla Georgia è un passaggio intermedio, una tappa d’avvicinamento alla notte del giudizio universale. Niente di trascendentale, intendiamoci. Due golletti, uno per tempo, uno di Pirlo e uno di Grosso, più un palo di Toni. Mai un pericolo vero per la porta di Buffon. E può bastare, allora. Pensiamo al futuro, al 17 novembre. E speriamo che il numerino porti fortuna.
L’arrivo allo stadio coincide con le notizie essenziali sul girone. Raccontano della Scozia che si cucina allo spiedo l’Ucraina di Shevchenko e della Francia che imbottisce di gol i dilettanti delle Far Öer e pazienza se il ritorno a casa di quel simpaticone di Domenech appare problematico come il trasferimento all’andata. Forse è meglio così: niente calcoli e via di slancio al confronto con la Georgia che si presenta con uno schieramento molto prudente, in attacco ha un ragazzino della primavera dell’Empoli (trattasi di Mchedlidze, numero 99) e col passare dei minuti, a dispetto della profezia di Toppmoeller, arretra metro dopo metro fino a occupare in dieci la propria metà campo. La partenza dell’Italia operaia di Donadoni è moscia e lenta. Forse perché sono in tanti, troppi tra gli azzurri, Quagliarella e Di Natale tra gli altri, a cercare il numero a effetto senza trovarlo, forse perché nei primi 20-25 minuti i georgiani si difendono con ordine ed efficacia, forse perché Toni, alla prima occasione utile, sbatte subito contro il palo (il cross, delizioso, è di Di Natale), certo il risultato complessivo è modesto e poco spettacolare. Così da costringere il solito Pirlo a prendersi responsabilità che gli competono per dare tono e dignità alle giocate azzurre. Di Natale, Quagliarella e Toni, in precedenza prendono di mira la curva nord, la nota cattedrale del tifo genoano, perciò tocca al milanista disorientare il portiere rivale su una punizione da 20-25 metri nel finale della prima frazione. La barriera georgiana, sistemata in modo approssimativo, lo aiuta in qualche modo: lui finta la traiettoria a favorire il balzo di Toni e invece tira dritto per dritto, il pallone s’impenna e poi si abbassa giusto sotto la traversa. Messo sull’avviso dall’abilità balistica del nostro, Lomaia si riscatta prima dell’intervallo sull’ennesima punizione di Pirlo, deviando la palla in angolo.
Affannosa risulta la ricerca, nella seconda frazione, del 2 a 0. Affannosa e per certi versi improducente nonostante il cambio, inevitabile, e cioè la partenza di Quagliarella, incolore e insapore la sua prova, per il minuscolo Foggia, al debutto in azzurro ma incapace di aprirsi varchi sulla sua corsia a causa del fisico. Ci vuole ben altro per mettere sotto i fratelli di Kaladze e per indurli alla resa che matura, quasi per sfinimento, nel finale del secondo tempo quando le forze vengono meno. Succede che intorno a Toni montano una guardia spietata. E allora il nostro centravanti rimasto all’asciutto può dedicarsi alla squadra e scodellare un assist come si deve per il buon Grosso, rinvenuto in attacco al posto di Di Natale. Il terzino del Lione, il nostro eroe di Dortmund e di Berlino (ultimo rigore), ha un palleggio esemplare e può saltare il portiere in uscita con una palombella delicata e destinata giusto all’angolo. È il 2 a 0 che chiude la serata e rinvia ogni giudizio definitivo alla sera del 17 novembre. Appuntamento a Glasgow per conoscere l’ultimo capitolo dell’avventura di Donadoni e della sua Italia operaia.