L’Italia vuole lasciare il cucchiaio di legno alla Scozia

RomaÈ la sfida che da dieci anni ci toglie il sonno. I precedenti parlano di 5 vittorie azzurre e 10 per gli scozzesi che, al pari dell’Italia, quest’anno arrivano al Flaminio a digiuno di vittorie. Non si può dire che sia la sfida del cucchiaio di legno solo perché al miracolo di una vittoria nelle ultime due giornate bisogna pur crederci. Gli Highlanders sono andati fin dal Papa, non si sa mai. Gli azzurri sono rimasti alla Borghesiana, hanno lavorato, soprattutto sulla difesa, una delle poche certezze delle prime due sfide dell’edizione 2010. Proprio ieri dagli scozzesi hanno ricevuto un primo via libera all’ingresso di due squadre italiane nella Celtic League, la competizione che riunisce gallesi, highlanders e irlandesi e che potrebbe dare spunti di crescita a un rugby come quello italiano in costante ricerca di identità. L’ingresso nella Celtic dal 1° luglio di quest’anno, almeno a giudicare dal documento consegnato dagli scozzesi a Giancarlo Dondi, è più vicino.
Così anche la sfida con la Scozia finisce per diventare uno snodo cruciale. Non vinciamo da due anni, da quando un drop di Marcato permise alla squadra di Mallett di prendersi una rivincita dopo la mazzata di Saint Etienne, quando gli azzurri della gestione Berbizier vennero sbattuti fuori dal mondiale francese. Da allora la Scozia è cambiata. Il passaggio dalla gestione Hadden a quella dell’inglese Andy Robinson ha innescato una rivoluzione. È una Scozia che ora gioca, che rischia, che domina in Galles ma perde bussola e partita in sette drammatici minuti ispirati dalla mangusta Shane Williams. Oggi faranno a meno di Chris Paterson e Thom Evans colpiti proprio nel corso della corrida del Millennium. L’Italia conferma invece lo stesso telaio di due settimane fa contro l’Inghilterra con un tema tattico costruito su occupazione del territorio, difesa e possesso.
Undici anni fa al Flaminio in prima linea c’era Massimo Cuttitta che oggi sarà a bordo campo a registrare la mischia scozzese che sotto la sua guida ha fatto passi da gigante. «È lì che si gioca una buona fetta di partita – dice al termine della rifinitura –: l’Italia ha uno dei pacchetti più forti al mondo ma se riusciamo a tenere loro testa allora ci si aprono buone possibilità». A parlare è il professionista perché poi quando pensa alla maglia azzurra si illuminano gli occhi di chi è stato 22 volte capitano della nazionale. «A Edimburgo lavoro, punto e basta. Ma l’Italia resta sempre nel mio cuore. Chissà, un domani…».
Al Flaminio è annunciato il tutto esaurito, gli ultimi 300 biglietti saranno venduti stamattina. Per gli azzurri è una sfida da vincere lavorando sui fondamentali che hanno funzionato nella parte finale di gara contro gli inglesi: riciclo del pallone e fonti del gioco. Ma servirà anche segnare, la cosa che meno riesce ai ragazzi da un po’ di tempo a questa parte. E poi la disciplina e i troppi calci di punizione fischiati contro gli azzurri. Una variabile che, anche senza l’infallibile Paterson, potrebbe incidere sul risultato.