«L’italianità va difesa, ma senza errori»

Masera (Kpmg): «Quattro grandi gruppi possono giocare un ruolo internazionale». Bnl? Ha bisogno di più sportelli

Massimo Restelli

da Milano

Difendere l’«italianità» delle banche è ragionevole ma l’errore è stato trascurare i grandi gruppi lasciando spazio a «personaggi di scarso spessore, anche culturale». L’amministratore delegato di Kpmg Advisory, Franco Masera, guarda al risiko del credito dopo le dimissioni di Antonio Fazio evidenziando come il «prevedibile» maggiore pressing degli stranieri possa creare «problemi per l’economia del Paese». Anche perchè a essere delicato è lo stesso rapporto con le Fondazioni «che non dispongono di liquidità sufficiente per affrontare grandi aumenti di capitale con l’effetto di trasformare un gruppo da predatore a preda» prosegue il banchiere di Kpmg ricordando il caso di Mps.
Alcuni sostengono che gli stranieri aumenteranno la concorrenza del mercato, quali sono i rischi?
«I vertici delle banche privilegiano la necessità di credito del territorio in cui risiedono ma va ricordato che l’economia reale poggia su quella finanziaria. Un caso è il Mezzogiorno dove la fine delle banche locali ha provocato una rarefazione del credito».
Quindi condivide la bandiera dell’italianità issata da Bankitalia per tentare di fermare Abn Amro e il Bilbao?
«Il concetto è ragionevole ma è stato sbandierato in modo errato. Entrambi finiranno nel “tritacarne” ma il problema è stato l’instaurarsi di legami tra l’Authority e personaggi di modesto spessore quando si sarebbe potuto favorire i gruppi primari. Anche se la macchina di Bankitalia ha in definitiva assolto il proprio dovere lascia sgomenti come nel Paese arricchimenti repentini siano spesso vissuti come un fumetto rosa».
Quali gruppi possono giocare un ruolo internazionale?
«Banca Intesa, Unicredito e Sanpaolo, cui si potrebbe aggiungere Capitalia che sta manifestando una grande capacità di ristrutturazione. In ognuno di questi poli c’è, tuttavia, un soggetto estero pronto a sfruttare la possibilità di incrementare il proprio peso con la conseguenza di spostarne il baricentro decisionale».
Come giudica l’emendamento Eufemi sul limite di voto delle Fondazioni?
«Ha alcuni elementi positivi e altri problematici».
Il sistema bancario italiano soffre di nanismo?
«Non rispetto a Francia e Germania. In Italia, piuttosto, c’è un mercato dei capitali molto modesto e quindi per le imprese e le banche è più difficile pensare a grandi operazioni. Lo stesso è accaduto con le privatizzazioni: realizzate prima di poterle assorbire».
Come giudica dal punto di vista industriale la prevista integrazione tra Unipol e Bnl?
«È ragionevole. Ma Bnl avrebbe maggiore necessità di capacità distributiva per controbilanciare la forte raccolta».
E le ricostruzioni che indicano la Popolare di Milano interessata alle sorti di Bpi?
«Bipiemme può essere un potenziale partner per Lodi ma anche Bpu ha una grande capacità aggregativa».