L’italiano che ha trovato l’America a Madrid

Gabriele Burgio: mandato da De Benedetti a «liquidare» la Cofir, è ora tra i numeri uno del turismo mondiale

da Milano

Nh hoteles è spagnola, ma il vero «vincitore» è un italiano. Gabriele Burgio, che ne è amministratore delegato, ha una bella carriera di manager ed è stato l’artefice delle fortune del gruppo che guida, portandolo, quest’anno, a superare la soglia del miliardo di euro di ricavi. Nel 1993, a 39 anni, fu spedito da Carlo De Benedetti, dopo la sconfitta in Belgio, a liquidare le attività spagnole della Cofir: per i 61 alberghi che questa controllava mobilitò 72 investitori, e nella nuova Nh si impegnò in prima persona, portandola ad assumere una fisionomia internazionale. Era il 1997: la valutazione di allora, 180 milioni, in nove anni si è trasformata in un patrimonio di 2,2 miliardi, i 61 alberghi sono diventati 270, più quelli di Jolly. Soddisfatto dell’operazione? «Ci stavo lavorando da otto anni» risponde non senza sollievo, dopo tutte le battaglie che lo hanno opposto ai vecchi soci della catena italiana.
Nh hoteles, per quanto spagnola di diritto, ha un azionariato che parla anche italiano. Il primo azionista è spagnolo: Amancio Ortega, il fondatore di Zara, che detiene «solo» il 10%. Seguono la famiglia Angelini (industria farmaceutica), che possiede il 5,1% ed è il secondo socio, la famiglia Tamburi (banca d’affari) e le Assicurazioni Generali. Lo stesso Burgio possiede «poco più dell’1%».
Egli sarà amministratore delegato della nuova «Grande Jolly», nella quale Antonio Favrin e Ugo Zanuso (Joker) saranno rispettivamente presidente e vicepresidente. Se il marchio Jolly avrà un futuro non è una decisione presa: «Ci stiamo riflettendo. Sicuramente è un marchio storico di valore. Potremmo utilizzarlo per una fascia di offerta, non sappiamo ancora». Jolly hotels ha chiuso il 2005 con un fatturato di 236 milioni e con un margine operativo di 59,2, ma con un indebitamento di 241 milioni; i due precedenti esercizi erano stati in perdita.