L’italiano cupo «Le gambe non c’erano»

Non ha mai fatto i salti di gioia nemmeno quando vinceva a ripetizione, immaginatevi la faccia di Alessandro Petacchi dopo la sconfitta rimediata sul traguardo della Milano-Sanremo, la corsa da lui più amata e ambita. Sereno e cupo, con un sorriso appena accennato e dolente. «Non ho avuto le gambe, non ci sono scusanti – dice lo spezzino volante tutto di un fiato -. Peccato, perché ho riprovato le stesse sensazioni di tre anni fa, quando nel 2004 mi ritrovai sul traguardo di via Roma ad inseguire una vittoria che finalmente arrivò. Anche questa volta stava andando tutto per il verso giusto: il mio treno lanciato, i miei uomini vicini a me. Erik (Zabel, ndr) a pilotarmi negli ultimi 300 metri. Io che mi alzo sui pedali, cerco l’accelerazione, il cambio di ritmo e sento le gambe dure, legnose. Mi risiedo, fine della mia volata. Bravo Oscar, è stato il più forte di tutti. Non c’è discussione, nulla da dire». Non cerca scuse Petacchi, tuttalpiù qualche scusante. «Vengo da un bruttissimo incidente al ginocchio - dice -: è bene ricordarlo. Se quello che mi è successo a maggio dello scorso anno mi fosse successo dieci anni fa io avrei già smesso di correre in bicicletta. Invece sono qui, con i migliori del mondo ad inseguire una Sanremo. So che quella di quest’anno è una stagione di transizione. So che dovrò sudare le cosiddette sette camicie e sputare sangue. La stagione è lunga: Giro, Tour, Vuelta. Intanto dalla prossima settimana la Coppi & Bartali (oggi un circuito in Francia, ndr), poi Colonia (4 aprile) e la Gand-Wevelgem. Spero di rifarmi, anche se nulla vale la Sanremo...». Mortificato e avvilito anche Filippo Pozzato, il campione uscente, uno degli uomini più attesi e gettonati della vigilia. «Mi spiace solo per i miei compagni di squadra che sono stati fantastici e ai quali devo i miei ringraziamenti, ma io non ero in giornata. Fin dal mattino avevo problemi allo stomaco. Non stavo bene, non sono mai riuscito ad essere me stesso in tutta la corsa. Peccato, perché ci tenevo moltissimo, ma ci riproverò. Adesso le classiche del nord. Spero di rifarmi in Belgio. Se non avrò problemi di nessuna natura vedrete che ci sarà da divertirsi. Non ho voglia di parlare. I proclami non servono, occorre raccogliere e io ho voglia di rifarmi al più presto».