L’italiano ha inventato l’aggressione

Una telecamera lo ha smascherato: probabilmente ubriaco, era caduto riportando contusioni. Aveva accusato gli estremisti di destra

da Berlino

Il gelataio sardo Gianni Congia, da vittima di un presunto assalto neonazista a Berlino, è diventato ieri il principale indagato di una inchiesta della magistratura tedesca che potrebbe incriminarlo per simulazione di reato. Congia, 30 anni, originario di Sanluri (Cagliari), aveva raccontato di essere stato picchiato nella notte tra sabato e domenica scorsi con un bastone o una mazza da baseball da tre neonazisti dalla testa pelata, che gli avevano chiesto se fosse straniero e quando lui aveva risposto di essere italiano lo avevano definito «straniero di m...».
In vista dei prossimi campionati mondiali di calcio in Germania e del rischio rappresentato da possibili simpatizzanti dell'estrema destra, che potrebbero usare l'occasione come palcoscenico internazionale, l'aggressione raccontata da Congia aveva sollevato preoccupazioni nazionali e internazionali (soprattutto in Italia), un intervento del ministro dell'Interno regionale di Berlino e una manifestazione di protesta contro la destra xenofoba con 400 persone, organizzata dal Partito della Sinistra. Incongruenze nel racconto di Congia e ora l'esame del materiale filmato da una telecamera a circuito chiuso della stazione della metropolitana di Alexanderplatz (dove l'uomo era stato trovato con un ginocchio rotto verso le 5 di mattina di domenica e portato in ospedale dai vigili del fuoco) mostrano invece l'italiano barcollante come un ubriaco mentre cade sui binari, da solo riesce a risalire sulla banchina ma a causa della ferita riportata non può più a camminare. Gli investigatori hanno trovato sui binari tracce di sangue che attraverso un esame del Dna sarà confrontato con quello di Congia.
Il sardo, che per tre giorni aveva sostituito un compaesano nel ristorante «Delizie d'Italia» nel quartiere bohemien di Prenzlauer Berg, aveva raccontato di essere uscito verso l’una di notte dal ristorante e di essere stato aggredito poco distante da tre presunti neonazi. Non aveva saputo però spiegare come era potuto arrivare con un ginocchio rotto fino ad Alexanderplatz, distante due chilometri, dove era stato poi trovato tre ore dopo, ferito, e portato in ospedale per essere operato al ginocchio. Anche la mancanza di testimoni ad una aggressione in una strada a quell'ora molto frequentata aveva fatto sorgere sospetti.
Congia, confrontato con le obiezioni della polizia e della magistratura, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Anche il suo cellulare non risponde. «Qualche bugia in passato l'ha raccontata, ma roba da poco» ha detto un suo conoscente, che chiede di non essere identificato.