L’Italvolley in rosa si gioca il mondo in ventiquattr’ore

Le azzurre devono scavalcare oggi il muro russo per giocarsi all’alba di domani la finale mondiale. «Bisogna puntare sulla difesa»

Francesco Rizzo

Difendere un titolo iridato significa attingere energie e fiducia da esperienze già vissute. «Mi ricordo la vigilia della semifinale con la Cina, nel mondiale 2002: tutti ci davano per spacciate, ma noi giocammo una delle partite più belle e vincemmo. Anche oggi in molti ci danno per battute con le russe, ma noi vogliamo raggiungere la finale». Lo ha detto ieri Simona Rinieri, capitana azzurra, campionessa del mondo in carica come sei sue compagne. Quella semifinale con la Cina finì 3-1 con 29 punti della Togut, ancora oggi braccio armato dell'Italia. Stamane alle 8 (diretta Rai Due da Osaka, in Giappone) la sfida è invece con la Russia e in palio c'è la finale per l'oro di domani alle 6.30, contro la vincente fra Brasile e Serbia-Montenegro, in campo prima di noi. Il mondo da conquistare in nemmeno 24 ore.
Russia e Italia si sono incrociate sei volte, quest'anno, con un solo successo azzurro, ad Alassio, un mese fa, il settimo su 42 gare totali. Ma le azzurre non avranno tempo per pensarci. Dovranno scavalcare la squadra più alta del torneo, 189,3 cm di media, quasi 7 più di noi, forte di nervi e a muro, potente in attacco. Sembra recuperata la Shashkova-Sokolova, qui nota con il nome da sposata, Ljuba Kilic, scudetto a Bergamo nel 2004. Lei, i 202 cm della Merkulova e della Gamova (nessuna azzurra tocca i 2 metri), gli ace della Godina sono alcune delle armi di Gianni Caprara, il ct emiliano delle nostre avversarie, pronto a confessare di aver bisogno dell'oro per sconfiggere lo scetticismo che lo circonda in Russia. Malgrado (o proprio perché) divida la sua vita con Irina Kirillova, olimpionica con l'Urss nel 1988.
Oltre la rete un'Italia di ragazze del nord, le più meridionali parlano toscano (Centoni, Guiggi, Piccinini), Lo Bianco, Cardullo e Paggi sono piemontesi, Rinieri e Ortolani da Ravenna, ex-capitale del volley rosa. È invece modenese Marco Barbolini, il ct che venerdì tornerà a occuparsi della sua Perugia, con cui in passato ha più volte sfidato Caprara, ex Reggio Calabria, Spezzano e Bergamo, in campionato. Se la caviglia della Paggi non regge, comincerà la Guiggi, il resto del sestetto non si tocca dopo otto vittorie nelle nove partite giocate dal 31 ottobre, anche se diverse avversarie si sono proprio sbriciolate. E poi le titolari erano tutte a Berlino nel 2002... Ricorda la Lo Bianco: «All'inizio pensi che quattro anni sono lunghi, che la squadra e il suo valore possono cambiare. Però si continua a lavorare per tornare al vertice e un giorno ti accorgi che certe situazioni possono ripetersi e che la squadra è competitiva. E cominci a crederci...».
Forse la testa era più serena quattro anni fa, ma è meglio chiederlo a chi c'era e poi ha lasciato spazio ad altre. Manuela Leggeri, capitana nel 2002, 30 anni, ora a Padova. «In quest'Italia rivedo il carattere di allora: il calendario ha favorito le ragazze in Giappone ma con Cuba dovevano vincere e hanno vinto. In questi anni, poi, la Lo Bianco è diventata forse l'alzatrice più forte del mondo, insieme alla brasiliana Fofao. Magari si incontrano in finale». Prima c'è la Russia... «Le azzurre avranno preparato la gara con i video: in genere si fanno un paio d'ore di analisi dell'avversario, poi l'importante è trasformare le informazioni in scelte vincenti sul campo. Contro l'elevazione delle russe il muro non basta: difendere è decisivo». Quest'anno le ragazze di Caprara ci hanno battuto nella semifinale del Grand Prix. Dopo quel match esplosero le tensioni fra l'allora ct Marco Bonitta e le giocatrici, risoltesi con l'arrivo di Barbolini. «Molti meriti per i successi azzurri sono di Bonitta - chiude la Leggeri -. Su di lui si è esagerato. Se le ragazze lo hanno sfiduciato ci devono essere delle ragioni, anche se penso che i tempi siano stati sbagliati. Ma le azzurre sono state brave a tornare in palestra, a dimenticare tutto». E bussare, di nuovo, a medaglie.