L’obbiettivo è incassare 2150 milioni

Se la raccolta sfondasse questa cifra la tassazione scenderebbe al 6,6 per cento

Filippo Grassia

La Finanziaria somiglia a uno di questi testi sistemati al computer con il sistema del «taglia, copia e incolla». Al giochino non sfugge la parte riguardante i giochi e, in particolare, le scommesse sportive. Partiamo dalle certezze. L’aliquota fiscale è ridotta al 3% per le puntate fino a tre eventi. Per le altre la tassazione è del 9,5%, ma può ridursi all’8% nel 2007 qualora la raccolta dell’anno precedente sia superiore a 1.850 milioni e addirittura al 6,6% con un movimento che vada oltre i 2.150 milioni. In soldoni il risparmio sarà all’incirca di un punto, ma verrà parzialmente riassorbito dal canone che i concessionari saranno tenuti a pagare in luogo del famigerato minimo garantito finito in archivio un anno fa. Ma è su questo punto che si gioca la partita secondo Maurizio Ughi, presidente di Snai. Ascoltiamolo. «Il settore deve puntare a massimizzare la raccolta per superare nel più breve tempo possibile la quota di 2.150 milioni ed arrivare alla tassazione del 6,6%. Quella sì favorevole. L’obbiettivo non è impossibile da raggiungere specialmente se i bookmaker stranieri, spinti dal provvedimento all’esame del Parlamento, si mettessero in regola con le nostre norme acquistando almeno un’agenzia e aprendo un sito con il suffisso “It”, cioè situato in Italia. All’incirca potrebbero portare ricavi per 150-200 milioni. Se poi la Finanziaria accettasse un altro emendamento...». Nel prosieguo dell’intervista Ughi entra nei particolari: «A ciascun concessionario dovrebbe essere permesso di aprire tre punti a testa nei comuni di pertinenza, privi di agenzie. Noi li chiamiamo “punti light” per indicare la presenza di agenzie semplici, agili, poco costose, ma ugualmente in grado di soddisfare le esigenze dei clienti. Altrimenti il sistema corre il rischio di lasciare spazio in questi territori a gente più furba, al totonero, agli stranieri che non danno garanzie. Dalle migliaia di comuni scoperti possiamo avere una ulteriore spinta per arrivare alla quota di 2.150 milioni. In attesa di ottenere la tassazione sugli utili, che non appare alla portata di questa Finanziaria per una serie di ragioni che esulano dal settore, sarebbe una grande conquista». Snai si dice quindi favorevole ai cosiddetti punti remoti, sia pure con un preciso e articolato contingentamento. Il testo è anche favorevole all’installazione di punti internet, alias totem, per permettere agli scommettitori di giocare sul provider prescelto mediante l’utilizzo di una “card” che identifichi il cliente. Vietata logicamente l’intermediazione con passaggio materiale di denaro. Per facilitare la scommessa via internet, alcuni bookmaker hanno progettato delle macchine facili da usare, alla portata di quei clienti che sanno poco o nulla di computer. Ne scaturisce un provvedimento trasversale perché garantisce il rinnovo delle concessioni a un canone tutto sommato accettabile, riduce il carico erariale e viene incontro a quei bookmaker (italiani e stranieri) che privilegiano le scommesse telematiche.
Di particolare interesse appare anche la volontà del legislatore di punire i bookmaker con sedi straniere, talune situate a migliaia di km di distanza dal nostro Paese, chiamando in causa i rispettivi provider e obbligandoli a chiudere i collegamenti. Al bando finirebbero i siti con suffisso diverso da “It”. Quelli che drenano milioni di euro e allontanano il settore dall’obbiettivo di sorpassare il muro dei 2.150 milioni di raccolta per arrivare alla agognata tassazione del 6,6%.