L’obiettivo «poetico» di Angelo Mereu

Partiamo da un fatto assodato: Milano non è fotogenica. Se si esclude qualche angolo caratteristico e i pochi monumenti, è difficile immaginarla come una città adatta all’ispirazione fotografica. Bisogna entrarci dentro, nelle sue vie e nelle sue contraddizioni, per trovare qualche guizzo artistico. Bisogna amarla sorprendendosi, osservandone la bellezza nascosta in un cortile, su una scalinata, tra le pieghe dei muri di periferia. È così che Angelo Mereu interpreta il capoluogo lombardo. La sua mostra, intitolata «La mia Milano», s’inaugura oggi alle 18 negli spazi di Bazart Arte Contemporanea (fino al 12 aprile tel. 0258317556), viale Col di Lana 8, ed è inserita nell’ambito del Photofestival, grande evento culturale (parallelo al Photoshow), in programma da oggi al 7 aprile che proporrà in diverse gallerie una sessantina di esposizioni di autori famosi e no. Da Bazar Arte Contemporanea saranno esposti una cinquantina di scatti, realizzati da Mereu tra il 1980 e il 2007. La vita di Angelo Mereu si svolge prevalentemente in un antico quartiere che si sviluppa intorno a via Solferino dove lui abita e dove, pochi numeri più avanti, al civico 22, lavora nella gioielleria che gestisce con la figlia Giolina, piena di pezzi unici e idee creative a metà tra l’etnico e il minimale. In negozio tiene le sue foto, facendo una mostra ogni mese. Sono famosi anche gli angioletti dipinti in smalto, suo marchio distintivo, e gli anelli in oro e filo da pesca. Con le parole ti spiega la sua vita, tirando fuori ricordi e aneddoti di ogni sorta. Con l’obiettivo ti rivela il mondo, trasforma in poesia una nevicata, inquadrando un albero imbiancato ai piedi del Duomo o ferma la stazione ferroviaria di Lambrate in uno scenario futurista, rendendo bello ciò che non lo è. Mereu giunse da lontano. Da Dogali, aspra Barbagia. E ama Milano come uno che l’ha conquistata a piccoli passi, facendola sua.