L’obiettivo di Scianna sulle luci della pianura

Com’è piatta e sempre uguale la Val Padana, recita il luogo comune, un pensiero che ricorre spesso quando si sfreccia veloci (e disattenti) attraverso la pianura. Oggi un artista siciliano ha deciso di sfatarlo. Un occhio fotografico formatosi altrove, nella luce tagliente del Mezzogiorno, è venuto a indagare le luci morbide di una terra dove le nuvole dialogano con l'acqua dolce dei fiumi. Ferdinando Scianna (classe 1943) ha viaggiato un mese e mezzo per la valle del Po, l'ha percorsa in lungo e in largo, seguendo il corso del fiume dal sorgente alla foce. I paesaggi fotografati dal maestro di Bagheria hanno dato vita al volume «Lo Dolce Piano» (il titolo è un omaggio a padre Dante), prodotto da Snam Rete Gas e curato da Philippe Daverio. Dodici delle immagini, inoltre, sono state scelte per il calendario Snam Rete Gas 2009, che viene inviato in omaggio a chi ne fa richiesta sul sito www.snamretegas.it. «Per me - dichiara Scianna - questa esperienza è stata una grande lezione. La lezione dell'incredibile varietà e articolazione di questo "dolce piano"». Ci sono luoghi che per storia, geografia, condizione umana si rappresentano mediante grandi strutture architettoniche, drammatiche come possenti sinfonie. «Non è certo la potenza che manca alla Val Padana - sottolinea l'artista -, ma la partitura attraverso la quale ama rappresentarsi mi sembra piuttosto quella articolatissima delle grandi variazioni e fughe. Più che al Beethoven delle sinfonie e dei grandi concerti, è al Beethoven ultimo delle variazioni che mi fa pensare. E, soprattutto, alla tessitura che infinitamente si rinnova delle grandiose composizioni di Bach». Osservando gli scatti in bianco e nero di Scianna, l'occhio si perse su un orizzonte che non ha linea, ma solo una fuga, verso l'infinito. Le strade della terra dialogano con quelle vaste dell'acqua fra i pioppeti e gli argini. Gli uomini si muovono silenziosi, scivolano nell'aria sulle biciclette. Oppure si ritrovano ai tavoli dei bar, per giocare a carte davanti a una tazza di caffè. La pianura del maestro siciliano è fatta al settanta per cento di acqua, e poi di nebbia, luce e campagna. Da quel palcoscenico affiorano figure incerte, ritagliate e trasparenti come sinopie di una scena ancora da dipingere, da precisare. Niente ombre, solo il disegno dei campi. «A lungo mi sono interrogato su come si potesse articolare dentro quel mondo sfumato e suggestivo la dialettica del pensiero, l'eruzione delle passioni. Ci ho messo del tempo prima di capire di quali sentimenti questa terra fosse capace. Questo libro è il risultato di un complesso percorso di interiorizzazione».