L’obiettivo scopre i Palazzi dei Rolli

Genova come non l'avete mai vista. Un libro mostra i Palazzi dei Rolli attraverso fotografie capaci di cogliere, in un solo colpo d'occhio, le facciate delle dimore che a partire dal 1576 vennero scelte per ricevere gli ospiti di Stato e iscritte in apposite liste (i rolli, appunto). Dopo «Via Garibaldi» e «I Palazzi di Rubens», il volume «Genova. Patrimonio dell'Umanità» chiude la trilogia volta a celebrare l'ingresso dei Palazzi tra i beni tutelati dall'Unesco. Oggetto del libro sono quindici dei quarantadue edifici compresi nei rolli istituiti dal Senato, che aveva obbligato la nobiltà cittadina a farsi carico dei visitatori eccellenti per limitare le spese di ricevimento, fino a quel momento a carico della Repubblica. Le pagine seguono un percorso ideale, che da via Balbi scende in San Luca e risale fino a Salita Santa Caterina, offrendo una visuale inaspettata su ciò che il fitto tessuto urbano preclude alla vista.
Come scrive Claudio Marra, autore di un contributo sul volume, «perché ci sia stupore, occorre che vengano sconfitte l'abitudine e la ripetizione. Occorre che quegli stessi palazzi sotto i quali magari transitiamo ogni giorno, ci appaiano nuovi e diversi, proprio come se li vedessimo per la prima volta». Così accade sfogliando la prima parte del libro, dedicata a vedute frontali delle facciate dei palazzi. Per realizzare queste immagini, il fotografo Piero Migliorisi ha compiuto un volo tra gli edifici, muovendosi su di un elevatore sospeso a mezz'aria e riuscendo a immortalare i prospetti in tutta la loro ampiezza, dai basamenti (spesso in declivio) fino ai tetti; sulle fotografie è poi intervenuto il tocco digitale di Gianfranco Carrozzini, che ha isolato i palazzi dalle costruzioni e dalle infrastrutture circostanti. Tra le tante foto, lasciano senza fiato quelle di Palazzo Spinola dei Marmi e di Palazzo Balbi Durazzo Reale: quest'ultima occupa addirittura tre pagine, e consente di avere una visione globale di elementi che risultano parcellizzati ad una visione dal vivo. Come uno zoom, la seconda parte di «Patrimonio dell'Umanità» è riservata ai dettagli di quegli stessi edifici: una lunga sequenza di primi piani mette in risalto stucchi, bassorilievi e marmi permettendo, ancora una volta, di accendere lo stupore verso ornamenti su cui lo sguardo non ha occasione di soffermarsi.
Oltre alle fotografie, il libro contiene un testo del Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, Giorgio Rossini, in cui, attraverso aneddoti e dati storici, è narrata la storia dell'accoglienza genovese dal Medioevo all'Ottocento. Fa seguito un intervento di Piero Boccardo (direttore di Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, dove sono state esposte le fotografie tratte dai precedenti volumi della serie) e, infine, un'appendice approfondisce le vicende proprietarie e architettoniche dei palazzi presentati.
«Genova. Patrimonio dell’Umanità», foto di Piero Migliorisi e Gianfranco Carrozzini, testi di Piero Boccardo, Giorgio Rossini e Claudio marra, Mondadori Electa, Milano 2007, euro 60,00.