L’OCCASIONE MANCATA DI CUCUZZA

C’è una frase, o per meglio dire un giudizio, che in chiave critica si legge spesso a proposito di svariati prodotti televisivi, letterari, cinematografici. Si dice «un’occasione mancata», e benché tale commento appartenga ormai a un cliché abbastanza consunto, non viene in mente molto altro a proposito di ...E la chiamano estate (mercoledì su Raiuno, ore 23,30) che ci ha accompagnato per tutta la stagione calda con l’obiettivo di mostrarci scampoli di vacanza dei vip alternati a momenti di vita estiva di persone comuni, magari in difficoltà economica o con problemi di solitudine, il tutto con l’aggiunta di qualche inserto curioso, come nell’ultima puntata dedicata ai tour musicali - nelle piazze di paese - di cantanti e gruppi famosi solo su scala strettamente regionale. Almeno nelle premesse, il tentativo conteneva qualche ambizione di costume e persino di pennellata d’ambiente, specie là dove il programma riusciva a tenersi distante dalla facile tentazione di accostare con spirito accigliato gli sprechi ingordi di certe feste da discoteca in cui si spendono migliaia di euro in bottiglie di champagne agli stenti dell’anziana signora colpita fin da ragazzina dalla poliomielite, costretta solo a sognare il mare e il refrigerio di una vacanza. L’idea di documentare, all’interno di una stessa estate, i tanti tipi e modi di passarla, viverla e magari subirla, la voglia di fotografare in successione settimanale le facce e i gesti e i pensieri di chi può decidere cosa fare del proprio tempo libero e di chi invece si ritrova a doverselo inventare e rimediare, poteva rappresentare una buona alternativa alla consueta programmazione vacanziera. In realtà il programma non è mai riuscito a decollare veramente, forse incerto se prendere la strada dell’inchiesta con qualche velleità di approfondimento sociologico o quella del semplice affastellarsi di istantanee ad effetto, in cui l’attenzione cadeva un po’ troppo spesso sugli eccessi (i troppo ricchi e spreconi da una parte, i troppo poveri e sfortunati dall’altra) dimenticando che nel mezzo non sta solo la verità ma, molto spesso, anche la parte più interessante dell'umanità. E poi, dulcis in fundo, non si capiva davvero cosa stesse a farci Michele Cucuzza nel contesto, perso a dialogare per la maggior parte del tempo con una sorta di sosia della «sora Lella», tra un sorriso e una bibita sempre pronta da sbevazzare. Anche lui, sulla carta, avrebbe avuto tutto da guadagnare a proporsi in modo davvero diverso dal solito, regalandoci un’impronta più personale, un suo sguardo e un suo punto di vista sul mondo estivo. Invece niente, ha preferito gigioneggiare e scantonare. Anche per lui, di conseguenza, occorre ripescare l’immagine ricorrente dell’occasione mancata.