L’occasione per la sinistra

È l’occasione che sicuramente aspettava Gianni Plinio. È anche l’occasione che sicuramente aspettava Mino Ronzitti. Il capogruppo di An chiedeva alla Regione di destinare fondi anche per ricordare gli errori e gli omicidi firmati in nome della Resistenza. Il presidente del consiglio regionale, pur con atteggiamenti meno entusiastici, aveva invitato a presentare progetti di ogni tipo, dicendosi ben disponibili a finanziare anche eventi «scomodi» alla sua sinistra. Purtroppo nessuno dei due potrà garantire il suo voto positivo a Massimiliano Cardamone, il consigliere di Forza Italia alla 5^ circoscrizione Valpocevera, che questa voglia di verità l’ha messa nero su bianco, in una mozione rivolga al parlamentino.
Cardamone fa un’ampia premessa, per chiarire che «revisionismo» non è un concetto di per sé negativo e che la sua intenzione non è quella di gettare fango sulla Resistenza, cioè anticipando quella che la sinistra ha sempre usato come arma preferita per glissare sui tasti dolenti. «Ogni volta che si parla di sbagli commessi da ex partigiani ci si ripara sotto l'ala del revisionismo, dobbiamo difendere tutta la memoria combattentistica, sia positiva che negativa e quello di dare supporto a tutta la memoria partigiana e perpetuarla, ma anche di denunciare gli errori commessi da taluni elementi - scrive il consigliere azzurro nella sua mozione -. Si commisero degli errori in quel breve periodo post-liberazione, pochi rispetto a ciò che hanno significato i lager e le armate tedesche, ma sono sempre errori. Lo scopo di una persona che si dice difensore della democrazia e della pace è quello di denunciare obbiettivamente ogni errore, andando nello specifico e non lasciandosi andare al qualunquismo quando si tratta di ammettere gli errori che lo riguardano più da vicino. Se si sono commessi errori è giusto denunciarli e ciò non toglie assolutamente onore né alla Resistenza, né ai partigiani, anzi li eleva ulteriormente».
Una premessa chiarissima, che fa riferimento anche all’opera di molti scrittori certo non sospettabili di simpatie fasciste, non ultimo naturalmente quel Giampaolo Pansa che con i suoi due ultimi lavori ha provocato un vero terremoto e molti imbarazzi nella sinistra che ha sempre negato ogni nefandezza, anche le più evidenti, commesse da singoli partigiani o da gruppi criminali che si servivano della Resistenza per compiere vendette personali. «L'oscurantismo non è solo una malattia da veline del MinCulPop, ma è una patologia di cui ha sofferto anche il partito comunista italiano e non - fa notare Cardamone -. Tornando ai libri, Pansa non mette in dubbio né il valore della Resistenza né le cause che hanno portato alla nascita della Costituzione». E per di più ha operato in un clima di inevitabile diffidenza legato al tema trattato. Se è riuscito comunque a uscirne da trionfatore, senza finire relegato nel ghetto degli autori da cancellare, oltre che alla sua bravura, lo deve certamente anche a quel «lasciapassare» che gli viene consegnato dalla sua tradizione di sinistra. «Io stesso ho accolto con distacco e diffidenza il libro “Il sangue dei vinti” - ammette il consigliere azzurro -. Ma leggendolo ho potuto apprezzare il lavoro compiuto da Pansa per due motivi, uno perché non descrive il Pci come un partito politico bolscevico guerrafondaio e violento e due perché questo libro è stato scritto da un giornalista di centro-sinistra».
La mozione presentata ieri in consiglio di circoscrizione è l’occasione per gli esponenti di sinistra di dimostrare la loro buona fede a proposito dei gravi crimini commessi da alcuni, pochi, partigiani. Infatti il documento «impegna il consiglio di circoscrizione a stanziare una cifra di 500 euro per la raccolta di testimonianze “vere” legate alla memoria di chi ha vissuto i giorni dopo il 25 aprile 1945 in Valpolcevera, creando un documento storico riguardante la nostra vallata. Il lavoro potrebbe essere affidato ad un giornalista». Quella di Cardamone è una mano tesa alla sinistra, che ha l’unico obiettivo di contribuire alla ricostruzione della realtà superando vecchi steccati ideologici. Sarà il consiglio a dire se la sua è solo una vana speranza o se alle parole di circostanza si vuole finalmente far seguire fatti concreti verso la riconciliazione.