L’occhio fino degli antichi Greci ci fa vedere i segreti del mondo

Che cosa vuol dire sapere? È una domanda antica. Una domanda che non ha una risposta univoca, con buona pace degli scentisti più beceri. A esempio, nel contesto culturale di una qualunque religione, soprattutto se monoteista, «sapere» può coincidere con «credere».
Nella Grecia arcaica, quella omerica, «sapere», invece, coincideva con il concetto di vedere con i propri occhi. Tant’è che i Greci venivano chiamati «il popolo dell’occhio», e che nelle stesse forme verbali ne restano tracce: per un greco «ho visto» significava «io so». E questo modo di intendere la conoscenza, i modi in cui la civiltà greca ha declinato il rapporto tra ciò che è visibile e ciò che non lo è, ha influenzato tutta la nostra civiltà, la nostra filosofia.
Allora il breve libro di Roberto Peregalli La corazza ricamata. I greci e l’invisibile (Bompiani, pagg. 152, euro 18) è un buon viatico, colto ma non accademico, per avvicinarsi al mondo della visione e del sapere nella cultura ellenica.
Le pagine accompagnano il lettore, aiutate dai disegni di Pierre Le-Tan, nella scoperta di quel lungo percorso, snodato su ciò che l’occhio vede o non vede, che porta da Omero a Platone. Un percorso denso di curiosità, di miti, di allegorie. Così si scopre che all’origine, nell’Iliade e nell’Odissea, la differenza fra gli dei e gli uomini è proprio nella potenza della vista o nella possibilità di celarsi alla vista altrui. «Chi potrebbe vedere con gli occhi un dio mentre va o mentre viene, se questi non vuole?», per dirlo con le parole di Omero. Il sonno, come spiega Peregalli, è invece ciò che toglie la onniveggenza e la conoscenza agli dei. Per i mortali è però anche la porta verso l’oblio della stanchezza. La porta dei sogni che sono a loro modo conoscenza: «I sogni si vedono, dialogano con il dormiente, hanno figura umana. Maschere di Ermes, sono al pari di lui messaggeri. Annunciano e ingannano». Sono insomma uno dei tanti varchi verso l’invisibile, quello con cui la civiltà greca si trova a fare i conti prima nei misteri e poi nella ricerca filosofica.
E a secoli di distanza alcuni di questi miti, alcuni di questi dubbi su che cosa sia conoscibile e che cosa no, su che cosa sia davvero visibile in quanto esistente e che cosa solo un eidolon, un fantasma, sono ancora aperti e ci fanno interrogare sul senso del presente.