L’occupazione corre in luglio

da Milano

«Sconfiggeremo la disoccupazione, ci sarà lavoro per tutti»: con il passare dei mesi, si sta rivelando qualcosa di più di un semplice spot elettorale lo slogan pronunciato durante la campagna presidenziale da George W. Bush. L’America sembra essersi lasciata alla spalle il periodo nero dei licenziamenti di massa, con le aziende tornate ad assumere grazie alla robustezza della crescita economica. Lo dimostra l’andamento del mese di luglio, talmente positivo da cogliere in contropiede gli analisti, le cui stime sui nuovi posti di lavoro creati si fermavano a quota 180mila. In realtà, l’occupazione è cresciuta di 207mila unità, il maggior incremento dell’ultimo trimestre, anche se per effetto del diverso sistema di rilevazione il tasso di disoccupazione è rimasto inchiodato al 5%.
«I fondamentali della nostra economia sono forti, continuiamo a muoverci in un sentiero di crescita e prosperità», ha detto il segretario al Tesoro, John Snow, forte della media di 191mila nuovi impieghi garantiti nei primi sette mesi dell’anno. Sulla solidità della ripresa a stelle e strisce è d’accordo anche Lehman Brothers, che ha rivisto al rialzo le stime sul Pil 2005 (più 4,5%), così come quelle sul costo del denaro (4,25% a fine anno). Con l’attuale congiuntura e con i salari (più 0,4% in luglio) che stanno premendo sull’inflazione appare infatti inevitabile una prosecuzione della politica di graduale aumento dei tassi da parte della Fed che dovrebbe portare a un rialzo di un quarto di punto (al 3,50%) in occasione del meeting in calendario martedì prossimo. Per l’istituto guidato da Alan Greenspan si tratterebbe del decimo rialzo consecutivo in poco più di due anni.