L’Ocse ribassa le stime di crescita

L’Ocse ha anticipato una forte revisione al ribasso delle sue stime di crescita nel 2009 per i Paesi industrializzati nel loro complesso e quindi anche per l’Italia. Per avere le nuove cifre bisognerà attendere il 31 marzo, quando l’organizzazione presenterà il suo nuovo «economic outlook». Il capo economista dell’Ocse, Klaus Schmidt-Hebbel, ha però già avvertito che «i numeri saranno molto peggiori» e che la ripresa, anche quella modesta prevista per la seconda metà del 2009, si farà attendere ancora. «Tutti stanno rivedendo le cifre...i numeri saranno abbassati in modo molto significativo. Per l’Italia - ha aggiunto - le stime del Pil saranno molto peggiori» rispetto a quelle previste a novembre, quando si stimava una crescita 2009 negativa e positiva dello 0,8% solo nel 2010. La crisi però, hanno avvertito sia il segretario generale Angel Gurria che Schmidt-Hebbel, non deve diventare un alibi per non portare avanti le riforme strutturali. Nel rapporto «Obiettivo crescita» pubblicato ieri a Parigi l’Ocse invita l’Italia a colmare il crescente divario con i Paesi più avanzati, dando un colpo di acceleratore alle liberalizzazioni e privatizzazioni, tagliando tasse dei redditi bassi e la spesa pubblica. L’Italia è «perfettamente integrata nei maggiori mercati mondiali...e fa parte delle strutture in cui si prendono le decisioni. Perciò anche a lei si applicano tutte le nostre raccomandazioni per il medio e lungo termine», ha spiegato Gurria . Bene intanto per quanto riguarda le politiche adottate dai governi per far fronte nell’immediato alla crisi. Grazie a questi interventi, afferma l’Ocse, la recessione non si tramuterà in depressione.