L’odio quattro anni dopo

Nel quarto anniversario di quell'11 Settembre 2001 che, secondo Bush, ma non solo lui, avrebbe dovuto cambiare il pianeta, nel mondo arabo e islamico molti sono stati i commenti che tendono a dimostrare come questa data, lungi dal segnare un nuovo stadio nella leadership mondiale dell'America, segni invece l'inizio della fine del suo potere imperiale. Una convinzione confermata dalla maledizione divina contro Bush attraverso il tifone Katrina. Un disastro che se ha risvegliato il senso di «gioioso odio» per l'America non deve però indurre in errore su quelle che sono le preoccupazioni del mondo politico arabo. Una continua ad accomunare Israele all'attacco terroristico contro gli Stati Uniti in gran parte legati alla insopportabile visione di uno Sharon che riprende quota internazionale trasformando il ritiro da Gaza (profetizzato come una rotta per i sionisti) in una disfatta per i palestinesi incapaci di creare un embrione di stato. In questo senso c'è una vera e propria ossessione dei media iraniani nei confronti dell'alleanza fra Washington e Gerusalemme. Su Siyasat-e-Ruz, organo dei «duri» di Teheran, si legge a proposito dell'anniversario dell'11 settembre che «lo scopo primario dell'Occidente e di Tel Aviv è di rompere l'unità della Conferenza islamica». Mentre per il quotidiano conservatore Hamshahri, America e Israele «stanno tentando di mettere fine alle opposizioni nel Pakistan, nel Bangladesh, in Indonesia e in Nigeria per mangiarsi la Palestina e mantenere il controllo su Betlemme».
La soddisfazione per le devastazioni causate da Katrina, espresse in molti siti e media arabi, non può che avere conseguenze negative sullo stato morale degli arabi, scrive Khalid al Ghannami sul quotidiano saudita al Watan, aggiungendo che la gioia araba per i malanni dell’America «conferma quello che tutti sappiamo: che la mente araba deve essere riprogrammata per riacquistare umanità».
Più grave è tuttavia il rifiuto degli arabi di accettare la realtà, scrive un altro analista, Jamal Ahmed Khashoggi: «L'anniversario dell'11 settembre pesa su tutti noi in maniera oppressiva e con il danno incalcolabile che ci ha inflitto». Gli arabi continuano a rifiutare l'idea che due grattaceli possano essere stati distrutti da aerei civili; che dei giovani sauditi abbiano potuto commettere un simile atto; che non siano stati gli israeliani ad architettare l’attentato.
Queste contraddizioni sono nocive non meno di siti internet molto seguiti come quello di www.islamemmo. Esso incita alla guerra santa in Irak e allo stesso tempo condanna l'animatore di questa guerra, il famigerato al Zarqawi.
C'è poco da rallegrarsi dei guai americani in Irak, scrive un altro commentatore Daud Shiryan. È sì vero che l'intervento di Bush, con la scusa di liberare il Paese dal regime di Saddam Hussein, lo sta distruggendo ma, a quattro anni di distanza dall'evento che ha messo in moto l'intervento statunitense, è anche vero che l'intero sistema politico del Libano e della Siria sta andando in rovina per l'incapacità delle opposizioni di affrontare le nuove realtà.