L’odissea di una colf Dall’Italia a Londra viaggio impossibile

I non europei che vogliono visitare la Gran Bretagna devono essere molto motivati. Perché per loro entrare nel Regno Unito può rivelarsi una vera impresa. Com’è accaduto a Susanna (il nome è di fantasia), una signora nigeriana che vive e lavora a Milano, con regolare permesso di soggiorno, da dieci anni. Qualche tempo fa, insieme alla figlia di nove anni, la donna decide di andare a trovare uno zio a Londra. Ottenere il visto necessario agli extra Ue, però, si trasforma ben presto in un’odissea. La prima sorpresa, Susanna la trova sul sito dell’ambasciata inglese a Roma: la gestione delle pratiche per il visto è appaltata a un’agenzia esterna, la «World bridge service». Peccato che il suo servizio on line non sia propriamente user friendly. Per avere qualche informazione in più è disponibile un numero di telefono: la chiamata costa ben 14 dollari, da pagare, giusto per semplificare le cose, esclusivamente con carta di credito. In alternativa c’è un secondo numero, solo per chi telefona dall’Italia; in questo caso la tariffa è di «appena» 2 euro al minuto. E non è finita. Dopo aver compilato un modulo chilometrico, occorre fissare un appuntamento a Roma. Manco a dirlo, a pagamento: 86 euro. Da moltiplicare due volte, visto che l’intera procedura - telefonata a 14 euro compresa - dev’essere ripetuta per la figlia di Susanna, anche se iscritta nel passaporto della madre. Gli appuntamenti, ovviamente, vengono fissati in due giorni diversi e solo a fatica la donna riesce a ottenere, almeno, di poter fare tutto in unico viaggio. Ma non basta. Quando madre e figlia vanno a Roma, con tutti i documenti in regola, il consolato si guarda bene dal consegnare loro i visti. Devono aspettare un’altra settimana, lasciando passaporto e permesso di soggiorno nella capitale, e circolare, nel frattempo, senza documenti. Manco a dirlo, per ritirare visti e documenti, bisognerebbe ritornare a Roma. Bontà sua, l’ambasciata si offre di inviare il tutto a Milano. Per 70 euro.
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