L’odissea dei pendolari lombardi: cancellato un centinaio di treni

La rete regionale è la più colpita, soppresso il 6% delle corse totali. Alla Stazione centrale disagi già dal mattino di ieri: porte e scambi bloccati dal gelo

Con neppure due ore di ritardo rispetto alle previsioni meteo la neve ha cominciato a cadere abbondante su Milano alle 14 portando con sé uno scenario magico e il blocco della circolazione. Ma la nevicata non è stata l’unico problema. Le temperature polari, che in Centrale hanno toccato i meno dieci gradi, hanno causato enormi disagi alla circolazione ferroviaria fin dal mattino: porte bloccate dal gelo, scambi ghiacciati e fili spezzati. Risultato: fino a mezzogiorno erano stati soppressi 55 regionali Trenitalia e 7 riserve, ovvero locomotrici chiamate a soccorso di quelle guaste. «Colpa della scarsa manutenzione del materiale rotabile e assenza di prevenzione» secondo il segretario regionale Fit-Cisl, Francesco Ferrante. Migliore la situazione per le ferrovie Nord che nella mattinata sono riuscite a garantire il servizio: nessuna corsa soppressa e una media di 9 minuti di ritardo. Regolare anche il collegamento con Malpensa.
Alle 14,30 è il collasso. Cominciano a scendere candidi fiocchi creando notevoli problemi a tutta la rete. Gli snodi di Genova, Bologna, Firenze, infatti, mettono in ginocchio il sistema, creando e facendo accumulare ritardi che si ripercuotono sui treni in entrata e uscita da Milano. Sono solo tre, infatti, le tratte a lunga percorrenza cancellate; Trenitalia, come annunciato dall’ad Mauro Moretti, ha deciso di far partire comunque tutte le corse. «Il sistema ha retto - commenta nel pomeriggio Moretti -. Abbiamo garantito i servizi nonostante le grandi difficoltà. L’impegno delle Fs è di portare a destinazione i viaggiatori preferendo ritardi anche alti piuttosto che cancellazioni di servizi. Con la sicurezza mai messa a rischio».
È la rete lombarda quella più colpita: alle 18 sono un centinaio i treni Tnl, il servizio regionale nato dalla fusione di Trenitalia e Ferrovie Nord, soppressi, ovvero il 6% delle 1.500 corse totali. Numeri che si traducono in un’odissea per 1.200 pendolari circa, che minuto dopo minuto vedono il divano di casa come un miraggio. Girano vorticosamente i numeri dei tabelloni «regalando» ritardi che vanno dai 30 ai 60 minuti e oltre. Migliore la situazione a Cadorna, dove si registra un’attesa media di 25 minuti. «In molti - dicono dalle Nord - si sono presentati in stazione in anticipo, causando una sorta di “ingorgo”. Tutti sono riusciti a partire, e chi aveva visto il proprio treno soppresso ha potuto prendere quello successivo».
La scena che si ripete a Lambrate, Rogoredo, Cadorna e Centrale è la stessa: passeggeri che arrivano trafelati, un’occhiata al tabellone, il volto contratto in una smorfia di dolore, con movimenti resi goffi da piumini ingombranti, guanti e sciarpe frugano nelle tasche alla ricerca del telefono. «Amore... non so a che ora arriverò...». Si respira rassegnazione, più che rabbia. Ora la preoccupazione, giunti sulla banchina, è ripararsi dal freddo. Parte la corsa ai bar e nei pochi negozi aperti per scaldarsi. In molti si accampano nella biglietteria, l’unica sala aperta al pubblico riscaldata, chi non ci «sta» cammina cercando di scaldarsi così, barboni e vagabondi ricorrono invece a cartoni di vino. Per l’emergenza gelo viene aperta anche la sala d’attesa del Frecciarossa, che conta però solo una settantina di posti a sedere. Stringendosi un po’ si arriva 200 posti in piedi.