L’odissea della prima eletta che finisce in coda

A proposito di errori negli scrutini elettorali, di cui abbiamo dato notizie diffuse in queste pagine: si aggiunge adesso il caso clamoroso di cui è protagonista (involontaria) Manuela Cappello, di «Italia dei valori». Una storia che lei stessa definisce «incredibile, ma vera». Manuela Cappello si era candidata in Municipio, Comune e Provincia, ed è arrivata - credeva di essere arrivata, dopo aver avuto notizia dei risultati - «prima in tutte e in Provincia». Il giorno 13 giugno, però, va in Corte d'appello a verificare se era tutto a posto, ma scopre che «quello che era 27° della lista è passato al primo posto». Il resto lo spiega direttamente: «Dissi che sicuramente c'era un errore, lessi le preferenze dai verbali del tribunale, e risultò evidente un'anomalia: su 9 sezioni di S. Olcese 8 erano inferiori a 9 voti, una (la sez. 4) risultava avere 89 voti. Vidi subito l'anomalia, chiesi al Presidente Bonetto di verificare o di fare qualcosa per approfondire la questione». E qui comincia l’odissea: «La risposta fu assolutamente negativa, così era e così doveva rimanere. Chiesi di verificare i verbali - aggiunge Cappello -, ma erano già stati inviati in archivio, poi incontrati il vice prefetto Battista il quale mi disse che i verbali erano in comune, andai, ma da lì mi dissero che una copia era in magazzino al Campasso e una in possesso al comune di S. Olcese, corsi a S. Olcese, ma l'addetta era in ferie, la raggiunsi telefonicamente spiegandole l'urgenza. Ma era in ferie e non sapeva neppure se era possibile farmi visionare i verbali. Torno a S. Olcese e, verificata la legge per la visione atti, si verifica l'errore: Garifo (IdV) nella sezione 4 prende 4 voti, sotto di lui c'è Manuela Pirgoli de «La nostra Provincia» che prende 89 voti. È chiaro l'errore di trascrizione, corro in corte d'appello e poi in tribunale». Pare l’epilogo, e invece la storia riserva ancora parecchie sorprese: «Il Presidente della Corte d'appello mi disse che non c'era nulla da fare, il dirigente del Tribunale mi dice che possono convocarsi, vado dal vice prefetto Battista come ultimo tentativo, ma come quello del tribunale mi dice di sì e lui mi dice di no. Corri in tribunale a dirglielo, ma nel frattempo si era già sentito con Battista che, contrariamente a dei precedenti (caso Morchio), disse che essendoci stata già la proclamazione non si poteva fare più nulla se non il ricorso al Tar. Grazie tanto, ma il giorno prima si poteva fare qualcosa e non l'avete fatto. Viste le versioni differenti - conclude, per il momento Cappello - decisi di scrivere una lettera alla corte d'appello e al tribunale per fare una convocazione in sede di autotutela. Ma ormai era troppo tardi. Rimarrà agli atti. Nel frattempo era stato chiesto a Garifo di dimettersi visto l'errore certo, ma sembra poi che gli sia giunta un'altra telefonata per dirgli di non dimettersi. E poi dicono che viene da pensare male. E a voi?».