L’odissea della fontana ritrovata

C'è una data ma non sancirà la rinascita: la Fontana dei «Bagni misteriosi» di Giorgio De Chirico, protagonista di una delle più travagliate campagne di restauro di sempre, sta per essere inaugurata. Ma il taglio del nastro, per cui si sono già prenotati sorrisi, applausi, foto ed autorità, rischia di trasformarsi solo nell'ennesima tappa di un infinito recupero. I lavori sono ancora in corso, rallentati da mille vicende burocratiche, ma soprattutto, come talvolta anche ribadito dai restauratori, non sono stati improntati al recupero dell'opera, ma alla salvezza di una facciata, che non è quella del monumento ma di chi lo aveva in gestione. L'inaugurazione, fissata per i primi di novembre e già slittata a fine mese, ha il sapore, derubricato e meno sapido, di un nuovo inizio. Di lento degrado. E anche di «svendita». Il Comune ha infatti firmato in estate una convenzione per l'affidamento della tutela dell'opera alla Triennale: alla base di questa «alienazione di responsabilità» starebbero ragioni logistiche dato che il monumento «insiste» sul dehor della Fondazione. I problemi dei Bagni di Parco Sempione cominciano presto: a consegnarli ad un destino di caducità fu la stessa mano del maestro che, nel 1973, li volle plasmati nella fragile pietra vicentina, garanzia di «rughe» e increspature anzi tempo. E' l'arte, bellezza. D'accordo. Ma l'uomo non ha poi trattato con i guanti questa «fontana» che è l'unica opera d'arte pubblica nel «curriculum» di De Chirico ed è anche fra i pochi capolavori d'arte contemporanea di cui il Comune poteva fregiarsi.
Per Vittorio Sgarbi, che da assessore alla Cultura sbloccò l'empasse in cui si erano arenati i progetti di restauri, opponendosi però sempre all'idea di cedere il monumento, oggi non v'è alcun dubbio: «L'affidamento della tutela alla Triennale è un'abiura delle proprie responsabilità: alla vigilia di Expo, il Comune si priva di un monumento perché in realtà non riesce a gestirlo, pur venendo restaurato attraverso una sponsorizzazione privata (è la Mapei ndr)». Alla vigilia dell'inaugurazione spunta anche un giallo sulla proprietà: nel novembre 1996 la Margraf marmi di Marzotto, primo «proprietario» e fornitore della materia prima con cui è scolpita la Fontana, firmò un protocollo che inaugurava un affidamento pro tempore al Comune di Milano che quindi oggi non potrebbe cedere ciò che non è suo. «Domandarsi di chi sia la Fontana - prosegue Sgarbi - oggi è forse superfluo»: gli oltraggi, in effetti, al monumento sono infatti stati "bipartisan" nel tempo, dalle Istituzioni talora incuranti, alla schiera, sempre numerosa, dei vandali. Per Sgarbi è meglio preoccuparsi del futuro: «Pur contrario ad un'alienazione del Comune spero che la Triennale se ne saprà prendere cura». Su proprietà e soprattutto sulla tutela futura intende avviare, invece, delle verifiche la Fondazione Isa e Giorgio De Chirico di Roma che, la scorsa primavera, ha concesso al Comune, in comodato gratuito, il «pesce», un componente lapideo della scultura, recuperato fortunosamente da un'asta. Nel 2010 per una mostra dedicata al maestro di Volos, a cura di Achille Bonito Oliva, il pesce farà ritorno a Roma. Entro quel periodo la Fondazione si riserva di valutare se le modalità dell'esposizione a Milano del Pesce siano adeguate alla sua fragilità dato che quello è l'unico elemento del gruppo scultoreo ad aver conservato il colore originale. Diversamente il pesce non farà più ritorno a Milano. Inoltre, il dossier con i rilievi dei restauri è già sul tavolo del Presidente della Fondazione Paolo Piccozza: a preoccuparlo sono almeno due aspetti, quello dell'irrigazione del prato che circonda la Fontana e che favorisce la proliferazione di muschi sulla pietra e la fa sfaldare; ma soprattutto ad impensierire Picozza è la scarsa protezione del monumento dai fruitori del dehor.
Questi sono anche i medesimi crucci dei restauratori che da inizio settembre, in una lettera al Comune, hanno sintetizzato tutte le difficoltà incontrate nei lavori. «La Fontana è stata trattata come un complemento d'arredo urbano e non come un'opera d'arte», è il del capo dei Lavori Gianfranco Mingardi. Ora l'ultimo «colpo di scena», per fortuna positivo, pur tardivo: la tendostruttura, rimossa in primavera nonostante le piogge che poi fecero slittare i lavori, è ricomparsa a fine settembre per dare un'accelerata all'ultima tranche dei lavori. All'ordine del giorno due operazioni delicatissime: la stesura del colore e il risanamento dei due busti, nuotatore e bagnante, ricoverati per anni alla triennale. Anche loro saranno ridipinti. Poi tutto sarà compiuto, sperando che l'inaugurazione non sia stata solo... un vernissage.