L’odissea del XVII, un municipio-gruviera

Marco Morello

Un’area di nemmeno sette chilometri quadrati che comprende anche il parco di Monte Mario. Un piccolo ritaglio di Roma, che il Programma urbano parcheggi sembra aver deciso di trasformare in una groviera, nonostante la conformazione del terreno lo renda del tutto inadatto a questo genere di opere: ecco il Municipio XVII. E un viaggio tra le sue vie, con in mano la mappa dei Pup, riserva un itinerario serrato, ricco di tappe e di scoperte interessanti.
Partiamo da via Montenero, dove domenica scorsa è crollata parte della rimessa Atac Vittoria. Quegli scavi non sono altro che la ricollocazione, propiziata anche dalla lungimiranza dell’allora presidente del municipio Roberto Vernarelli, del cantiere originario di via Montanelli, una strada molto trafficata, piena di case e negozi. La netta opposizione dei cittadini ha generato un primo spostamento in piazza Giovine Italia e poi, su intervento del Servizio giardini del Comune, nella sua sede corrente. Operazione questa a dir poco provvidenziale, viste le conseguenze dei lavori.
Da via Montenero ci spostiamo su via Corridoni: ieri su queste pagine abbiamo denunciato lo stato in cui versano parte delle fondamenta del museo del Genio, costretto a chiudere proprio a causa dell’«invadenza» del Pup. In origine il progetto prevedeva due opere: una nei pressi di piazza Bainsizza e un’altra su piazza Cascino. Ancora una volta le lettere e le petizioni degli abitanti hanno fatto il loro corso e tutto è stato accorpato e trasferito poco più avanti, in una zona circondata da edifici militari. Anche qui sappiamo com’è andata.
Non si sorride neppure a piazza Cavour, dove le manie di gigantismo dell’amministrazione hanno portato all’ampliamento del piano originale, innalzando il numero dei box previsti da 250 a 800, con il rischio di creare al posto dei giardini una voragine enorme. Al Palazzaccio, oggetto di numerosi crolli in fase di costruzione, già tremano le gambe.
Ha fatto molto discutere inoltre il caso del Pup di via Muggia, delocalizzato solo sette mesi fa. Come ricordato da Antonello Aurigemma, consigliere azzurro in Campidoglio, nel giugno 2004 un’interpellanza di Antonio Tajani informava il sindaco sulla pericolosità della sua realizzazione, ma questa venne del tutto ignorata. È servito l’intervento tardivo e pressante di Legambiente per sbrogliare una matassa che sembrava farsi sempre più intricata.
La storia del Municipio riserva anche una serie di aneddoti interessanti: uno su tutti riguarda gli scavi che hanno riguardato piazza Monte Grappa. Partito come un parcheggio pertinenziale previsto dalla legge Tognoli, è stato poi fatto rientrare dal Comune nel Pup. I lavori però sono stati interrotti da un vero e proprio allagamento del terreno, che ha richiesto l’intervento di tecnici specializzati fatti venire appositamente dalla Liguria per operare sott’acqua. In più gli operai dovevano spostarsi da una zona all’altra utilizzando una vera e propria barca, a ulteriore conferma della dimensione consistente delle falde. L’opera, completata a fatica e con enorme ritardo, non ha avuto il successo sperato ed è stata riconvertita in fretta e furia in una zona di sosta a ore; nonostante tutto ciò poco distante ne verrà scavata un’altra dello stesso tipo, in barba a qualsiasi logica. Tra i residenti del quartiere, intanto, c’è chi racconta che il parcheggio sia risparmiato da una nuova invasione delle acque sotterranee solo per merito di alcune idrovore che rimangono sempre attive, e che la fontana della Dea Roma, comparsa proprio in coincidenza della chiusura del cantiere, sia alimentata da quelle pompe. Ma questa, si spera, sia soltanto una leggenda metropolitana.