«L’offerta pubblica è appena sufficiente»

Milesio (Azimut): «Prima di scegliere attenzione ai rendimenti storici»

da Milano

Cerchiamo ora di capire come si è mosso il gruppo Azimut, la più importante società indipendente presente oggi sul mercato del risparmio gestito.
Azimut ha improntato la propria strategia commerciale sul prodotto o sul servizio?
«Il servizio - spiega Andrea Milesio, resposabile del progetto “Pensione in Banca” - è composto da una serie di elementi distintivi, all’interno dei quali il prodotto gioca un ruolo principale. Azimut, con oltre 15 miliardi di massa gestita e la nostra continuità nel generare performances, si pone ai vertici nelle classifiche che annualmente vengono stilate dalle principali istituzioni finanziarie a garanzia della bontà della nostra gestione. Ma accanto alla qualità della gestione è importante sottolineare l’attenzione post adesione offerta al sottoscrittore del Fondo Pensione Azimut Previdenza che attraverso una password dedicata può monitorare mensilmente l’andamento del comparto prescelto».
Come vi siete mossi nei confronti di aziende e lavoratori?
«La materia è risultata ostica nella sua intierezza non solo per i lavoratori ma anche per alcuni addetti ai lavori. Un ruolo chiave è stato rappresentato dalla recente campagna televisiva che ha generato stimoli da parte dei cittadini a meglio conoscere la riforma della previdenza complementare ed essere in grado di valutare le migliori soluzioni offerte dai competitors presenti sul mercato. La nostra strategia informativa è molto semplice. È stato preparato un “kit previdenza” dedicato al datore di lavoro e ai suoi dipendenti composto da una serie di strumenti di informazione; tra questi un software dedicato a effettuare un check-up sull’azienda potenziale al fine di valutare se le misure compensative fiscali e contributive dettate dal legislatore all’interno della 252/05 siano sufficienti al trasferimento del Tfr all’interno del Fondo Pensione senza aggravi contabili. Abbiamo cercato di coniugare le nostre conoscenze con quelle presenti all’interno dei principali fondi negoziali al fine di garantire ai potenziali aderenti una scelta chiara, trasparente e indipendente. Lo sforzo maggiore è stato quello di semplificare al massimo i concetti in un mondo complesso che fatica a parlare lo stesso linguaggio della gente comune».
Dal punto di vista del prodotto, quali sono gli elementi che il lavoratore dovrebbe valutare all’adesione?
«Oggi sia i fondi negoziali che i fondi aperti offrono soluzioni di investimento di assoluto standing. All’interno di entrambe le categorie è bene soffermarsi ad analizzare i rendimenti storici offerti nel tempo dalle singole società di gestione. La nostra azienda nel tempo ha saputo offrire ai suoi clienti rendimenti annui sopra la media di settore e di molto superiori al rendimento del Tfr, attraverso una politica di gestione attiva caratterizzata da una bassa volatilità e i numeri della nostra crescita sono la migliore testimonianza».
Può fare un primo bilancio delle adesioni ottenute?
«È ancora presto per tirare le somme, ci aspettiamo che le adesioni più numerose arrivino in questo ultimo mese e certamente non termineranno con il 30 giugno».
Cosa pensa delle dichiarazioni di Scimia su una possibile «correzione» alla riforma, rendendola obbligatoria per i nuovi assunti?
«Guardi, tutto è possibile, l’importante è che i lavoratori vengano informati e tutelati nel modo migliore sulle scelte future e questo compito spetta a tutti i soggetti interessati (governo, istituzioni, sgr, compagnie). Certo è che nel nostro Paese la previdenza pubblica appare in media appena sufficiente a soddisfare le spese indispensabili. Di conseguenza, in futuro, sarà necessario aiutare gli attuali lavoratori a costruirsi un montante e/o una rendita che andrà a sommarsi all’assegno di quiescenza erogato dal primo pilastro. In questo contesto il legislatore potrebbe prevedere un allargamento dei benefici fiscali già concessi alle forme previdenziali integrative portandoli ai livelli degli altri paesi europei».