L’okay dell’ex ribelle: "Val di Susa soddisfatta"

Ferrentino: &quot;«È cambiato il metodo, adesso i Comuni avranno un peso maggiore. Se l'intesa non sarà rispettata siamo pronti a riprendere la protesta&quot;<br />

Milano - Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa e paladino delle proteste contro la Tav, che succede? Anche lei è d’accordo, si è convertito all’alta velocità?
«Siamo contenti e soddisfatti. Si parla di quest’opera da 17 anni, dal 1991, ed è la prima volta che si pone una pietra miliare come questa. Ci vorrà tempo, bene che vada per la progettazione preliminare occorreranno almeno cinque anni. Però è un passo avanti molto importante».
Addio proteste, allora? Dopo anni di blocchi e di no finalmente quest’opera può decollare?
«C’è un accordo sulla metodologia. E l’accordo si prende da parte di tutti. Se qualcuno pensa di estrapolare qualcosa e di procedere autonomamente allora si torna indietro e dunque si ricomincerà a protestare. Si deve però dare atto che per la prima volta è stata riconosciuta la necessità di avere una regia unitaria dell’opera e che tenga conto delle esigenze del territorio».
E del tracciato che ne pensa?
«Del tracciato non penso nulla per il semplice motivo che non c’è ancora alcuna ipotesi né sul tracciato né sul tunnel».
Ci saranno però dei punti che ritenete irrinunciabili per la tutela del territorio. Quali?
«Nei giorni scorsi abbiamo presentato una nostra proposta, si chiama “Fare” (Ferrovie alpine ragionevoli ed efficienti), lo porteremo a Roma per presentarlo ai parlamentari il 10 luglio. Quanto alla Val di Susa noi siamo pronti a ragionare su qualsiasi proposta che non preveda consumo del territorio sinora non intaccato: si deve agire dove la ferrovia c’è già, e si deve tenere conto anche degli aspetti geo-morfologici di quest’area: qui in tre anni abbiamo avuto tre alluvioni, e ogni volta la linea ferrata è stata sommersa. Sono tutti elementi dei quali si dovrà tenere conto».
Quali sono gli aspetti positivi di questo accordo. Lei a caldo lo ha definito «un buon pareggio»...
«Si è condivisa in sede di osservatorio la necessità che questo collegamento debba essere supportato da nuove politiche per il trasporto. Per decenni si è progettata questa infrastruttura senza l’accompagnamento di un piano di trasporti».
E poi?
«La cosa più importante è la regia unica, e la conseguente convergenza sulla necessità di arrivare ad una progettazione preliminare unitaria. Ltf e Rfi finalmente dovranno lavorare insieme. Molto importante a mio giudizio è anche il riconoscimento del fatto che la progettazione dovrà essere ispirata al territorio, non in termini di meccanismi compensativi ma nel riconoscimento del rispetto dei luoghi».
Perché considera la regia unica così importante?
«Non è affatto una cosa da poco. Qui per anni abbiamo avuto Rfi che portava progetti elaborati a Roma, a Firenze, ovunque tranne che nel nostro territorio. Ora sarà diverso. Anche perché i francesi già lavorano così, lì sono i sindaci gli attori principali».
Adesso come procederete?
«L’accordo raggiunto sarà sottoposto subito a tutti i sindaci, mi auguro che in maggioranza siano d’accordo. Poi cominceranno le assemblee. Il 22 infine andremo a Bruxelles».