Tra l’Olanda e il Portogallo sfida delle eterne promesse

È una rivincita degli Europei del 2004, c’era già Scolari in panchina

Claudio De Carli

Ci vuole classe per stare su una panchina del Mondiale. Sentite Felipe Scolari: «Contro l’Olanda sarà una gara molto equilibrata. Potrebbe decidersi ai supplementari o ai rigori. Ma non è vero che noi siamo migliori di loro».
Ma quale pretattica, questa è classe pura: fingere di schermirsi davanti a lodi che in realtà nessuno gli ha mai fatto. O almeno non nel modo in cui il ct campione del mondo in carica vorrebbe far intendere. Alla vigilia della sfida degli ottavi di finale in programma a Norimberga fra Olanda e Portogallo in realtà le due nazionali sono sull’identico piano: tutte e due ancora da scoprire.
Il Portogallo ha vinto il gruppo D, probabilmente il più semplice in circolazione. L’Olanda ha evitato di scontrarsi con l’Argentina, unica rivale vera, dando vita nel confronto diretto a una gara meno ignobile solo di Ucraina-Tunisia. Quindi benvenute al mondiale, anche se questa sera una delle due fa le valigie.
I precedenti sono tutti per il Portogallo, e onestamente questa è la prima sorpresa. Dal 1992, anno del primo scontro per il campionato europeo in cui ognuna vinse la partita casalinga per uno a zero, le due nazionali si sono incontrate altre sette volte e l’Olanda non ha mai vinto, pareggiando solo tre volte. Un mezzo disastro che Marco Van Basten non potrà risolvere solo con bacetti e battute, l’Olanda è ritenuta superiore come scuola e talenti, e non ha fatto nulla per battere l’Argentina e guadagnarsi il primo posto: tutti indizi che farebbero pensare che il Portogallo sia un’avversaria più che gradita.
Altro rilievo che mette curiosità è la rivalità fra Robben e Van Persie, il primo si è aggiudicato il titolo di miglior esterno offensivo dopo la prima fase, segna e diverte. Il secondo è nero perché lì, sulla stessa fascia, ci sarebbe dovuto stare lui e non lo ha mandato a dire: «E chi si crede di essere? Vuol fare tutto lui...». Primo caso di un calciatore che si lamenta di un compagno di squadra che lo fa vincere. Il ct Van Basten peraltro ha spiazzato tutti: «Non c’è solo Robben...». Cosa voleva dire: passate ogni tanto la palla anche a Van Persie? Una rivalità che i due si portano dietro dalla Premier League, uno nell’Arsenal e l’altro nel Chelsea.
Poi ci sarebbe anche Cristiano Ronaldo. Lui lo stesso problema potrebbe averlo con Figo, ma la differenza di età è tale che vince il rispetto, o almeno così dovrebbe funzionare. Cristiano Ronaldo, che ha già scalzato dalla fascia un certo Ryan Giggs nel Manchester United, è il giocatore che suscita più entusiasmo fra i portoghesi. Gli altri lavorano duro per consentirgli di fare doppi passi e capriole, anche se finora ha realizzato un solo gol su calcio di rigore. Ma fu proprio una rete di Cristiano Ronaldo con un’altra di Maniche a dare al Portogallo l’ultima vittoria contro l’Olanda. Era il campionato Europeo del 2004 e Scolari lascia correre le chiacchiere e dice di avere buona memoria e di sentirsi soddisfatto al punto che contro l’Olanda non toccherà né modulo né giocatori.
L’Olanda invece è cambiata molto dopo l’arrivo di Van Basten, ma tiene sempre larghi gli uomini sulle fasce, Scolari dice di essersene accorto da tempo: «Così come immagino - ha spiegato -, che anche lui si sia accorto che anche noi siamo cambiati dall’ultimo Europeo». Forse Van Basten tiene fuori Van Nilsterooy ma il vero punto è un altro: l’Olanda si trova nuovamente a giocare un mondiale che non è mai riuscita a far suo anche nei migliori anni della sua vita con Johan Cruijff, identica situazione del Portogallo con Eusebio. Due nazionali che sono sempre davanti all’ultimo esame e riescono sempre a lasciare a casa la biro.