L’ombra dell’arcinemico Craxi aleggia sul Partito democratico

Fassino, bontà sua, concede l'ammissione di Bettino Craxi nella memoria del Partito democratico, come aveva associato Adriano Sofri tra i protagonisti della storia della Quercia. Tutto annettere e in tutti riconoscersi. Un artificio per negare una verità evidente: il Ds è la continuazione del Pci privato di ogni connotazione politica salvo quella della sua identità di partito e di soggetto storico. La storia dei Ds è tesa a far convivere i due contrari: il Ds è sviluppo omogeneo del Pci, termine della lunga marcia dei comunisti italiani verso il potere; il Pds era «altro», la questione comunista è stata chiusa alla Bolognina nel '91.
Per un paradosso senza precedenti, la fine del comunismo segnò la fine dei partiti democratici italiani che avevano combattuto il comunismo e il Pci divenne la forza legittimante della politica italiana.
La nostra piccola rivoluzione di ottobre si compie quando per la prima volta un ministro comunista siede per poche ore nel governo di Carlo Azeglio Ciampi. Poi ne esce, perché la maggioranza della Camera ha protetto Bettino Craxi con il sigillo dell'immunità. Perché il Pci fosse legittimato a governare occorreva che il Psi fosse condannato alla memoria e che il suo leader, Bettino Craxi, fosse colpito con la nota dell'infamia. Qui è già chiaro il paradosso: occorre che il socialismo democratico sia distrutto perché il Pci possa pretendere, rimanendo identico a se stesso, di divenire altro da sé.
Il governo Ciampi, per insignificante che fosse, era in effetti un colpo di Stato, infamando i partiti democratici italiani, la magistratura aveva compiuto un golpe analogo a quello del 3 gennaio 1925 che, come quello, ebbe l'effetto di distruggere la democrazia italiana.
Ma l'ombra di Craxi incombe sul Pci-Pds-Ds, che ora si accinge a un ultimo sforzo per mantenere la memoria comunista, divenendo una sola cosa con la sinistra democristiana. Paradossalmente l'identità comunista è manifesta proprio nella facilità con cui il Pci-Pds-Ds-Partito democratico può cambiare i contenuti mantenendo intatta la sua identità e la sua unità. E qui vige la continuità leninista del partito per cui l'essenza della coscienza storica è espressa nell'identità di partito, non nelle politiche che promuove.
Ancora paradossalmente: l'anima liberale del Pci-Pds-Ds è espressa da Fabio Mussi, che cerca di mantenere i contenuti oggettivi con la storia dei comunisti e quindi vuole conservare la qualifica di sinistra e di sinistra socialista. Chi offre a Craxi la vera riabilitazione non è Fassino che lo assume, è Mussi che lo contesta. E rompendo l'identità con la forma partito, obiettivamente si collega a sinistra con il leader socialista. A segno dell'ironia delle cose nel Partito democratico confluisce la storia dei due avversari di Bettino Craxi: Enrico Berlinguer e Ciriaco De Mita. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
bagetbozzo@ragionpolitica.it