L’ombra dello scisma gay sulla chiesa anglicana

Dal 5 al 7 luglio si riunirà a York il Sinodo. Il primate della Chiesa
d’Inghilterra: "Le diocesi che hanno provocato la rottura devono
pentirsi subito"

Roma - Si riuniranno a York dal 5 al 7 luglio e si attendono scintille. Il Sinodo generale anglicano, l’organismo che «controlla» la Chiesa d’Inghilterra, dovrà infatti discutere di un patto preparato per evitare uno scisma e la definitiva spaccatura della «comunione anglicana». Una spaccatura provocata da due provvedimenti presi nel 2003: il primo della diocesi di «New Westminster» (Canada), che autorizzava un «rito pubblico di benedizione delle unioni dello stesso sesso»; il secondo, l’ordinazione del primo vescovo dichiaratamente gay, l’americano Gene Robinson. Decisioni contestate: alle comunità che hanno imboccato questa strada potrebbe essere richiesto un «pentimento» e l’impegno a non agire mai più in questo modo, di testa propria.

Robinson, padre di due ragazzi, era divorziato e da quattordici anni conviveva con un uomo: non aveva nascosto la sua relazione omosessuale, vissuta alla luce del sole. Prete della chiesa episcopale statunitense, appartenente alla comunione anglicana, era stato ordinato vescovo durante una affollatissima cerimonia svoltasi nello stadio di hockey di Durham, nel New Hampshire. Già allora la sua nomina aveva fatto profilare l’ombra di uno scisma all’interno dell’anglicanesimo, perché gli arcivescovi anglicani di molte altre nazioni avevano disapprovato la consacrazione. Tra i primi a reagire era stato l’arcivescovo nigeriano Peter Akinola, che ha guidato la rivolta delle comunità anglicane dell’Africa: «Il diavolo è entrato nella chiesa». Nonostante gli ultimatum e le proteste, la consacrazione era avvenuta lo stesso. Il neo-vescovo, ai microfoni della Cnn, aveva detto di non volersi ritirare: «Ci sono molti gay e lesbiche con doti straordinarie in posizioni di leadership in tutta la nostra chiesa. Il mio ritiro non fermerebbe questo neanche un po’».

Il patto che sarà discusso a York dai vescovi, pastori e laici del Sinodo generale anglicano la prossima settimana, chiamato «anglican covenant», è un testo di quattro pagine che – informa il Servizio di informazione religiosa (Sir), l’agenzia dei settimanali cattolici – è stato scritto dai primati della Chiesa anglicana lo scorso febbraio. Se questa versione del patto venisse approvata, una stesura definitiva verrà messa a punto la prossima estate quando i vescovi anglicani si riuniranno a Canterbury per la Lambeth conference. In un messaggio ai fedeli anglicani Rowan Williams, primate della Chiesa di Inghilterra, ha definito il convegno «una risposta alla crisi» non «un mezzo per avere uno scisma». Secondo il Sir, «il patto anglicano costringerebbe le diverse province a consultare la comunione prima di prendere decisioni importanti e invita le diocesi anglicane che hanno contribuito alla frattura sul problema delle ordinazioni gay a esprimere pentimento». Insomma, una richiesta di «mea culpa» per lo strappo rappresentato da quella decisione.

La comunione anglicana ha origine con la decisione del re britannico Edoardo VIII, di proclamarsi, nel 1531, capo supremo della Chiesa d’Inghilterra dopo che il Papa si era opposto all’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona.
Tra le differenze più grandi che separano la comunione anglicana dai cattolici romani è la decisione di aprire l’accesso al sacerdozio alle donne. Nove anni dopo l’ordinazione di un vescovo dichiaratamente gay aveva segnato un’ulteriore ferita e un ulteriore allontanamento dai «fratelli separati» d’Oltremanica. La Santa Sede, che non riconosce validità alle ordinazioni sacerdotali ed episcopali anglicane, ha nel frattempo emanato una nuova direttiva per vietare l’ingresso in seminario ai giovani con tendenze omosessuali «profondamente radicate».