L’ombra della faida sui rom assassinati

Si cercano possibili collegamenti tra gli omicidi di Musocco e Inveruno

Due Rom di nazionalità italiana uccisi e tre feriti a breve distanza di tempo in due spietati agguati tra città e provincia. Quanto basta per allarmare gli investigatori su un possibile ulteriore imbarbarimento all’interno di un ambiente tutto sommato di modesto profilo criminale. Inevitabile poi pensare a un unico disegno, anche se i carabinieri non hanno per il momento trovato elementi di collegamento tra i due episodi. Il primo, quello con un morto e tre feriti, sembra infatti un regolamento di conti tra clan familiari, il secondo un’esecuzione «mirata» a uccidere solo la vittima designata.
La lunga serata di sangue inizia in via Stephenson in città. Qui da tempo si è insediata un piccola comunità che, abbandonate le roulotte, si è stabilita in sette «villette» in legno prefabbricate, con tanto di recinzione e cancello di ingresso. Le costruzioni ospitano nove nuclei familiari cioè, facendo un rapido conto, tra le 30 e le 40 persone, tutte imparentate tra loro.
In base al racconto fatto dai feriti, verso le 20 una non meglio precisata auto scura si ferma davanti all’ingresso del primo prefabbricato. Sentito il rumore escono dalla «villetta» il capo famiglia, Riccardo F., 44 anni, la moglie Paola B., 42, un figlio e un nipote, di 18 e 20. Fanno solo pochi passi e vengono investiti da una raffica di colpi. Più tardi i militari raccoglieranno dieci bossoli “32”, un calibro piuttosto insolito, ma visti i colpi finiti a terra e contro la costruzione, i proiettili devono essere stati molti di più e sparati da più pistole.
I due ragazzi rimangono feriti a gamba e spalla, guariranno in 15 giorni, la donna, alla gamba, con relativa frattura del femore: prognosi 40 giorni. Disperate invece le condizioni dell’uomo che infatti morirà alle 4,30 al Sacco durante l’intervento chirurgico.
Date le modalità appare chiaro che i killer hanno tirato nel mucchio, per colpire tutti. Dunque una faida familiare, una «questione d’onore» che coinvolge l’intero clan. Del resto una rapida ricerca al terminale certifica che solo il morto ha dei precedenti, poca cosa però, non certo da giustificare una spietata esecuzione.
Un’ora e mezzo dopo a Inveruno si ripete lo stesso copione: Codri Hudorovic, di 36 anni, di origini rom ma nato in Italia, è a casa con la moglie e i tre figli quando due o più persone suonano alla porta. L’uomo borbotta qualcosa al citofono quindi esce, e sulla soglia di casa viene colpito da quattro colpi di pistola. La vittima, con precedenti per truffa, dunque conosceva i suoi assassini ed è andato loro incontro senza sospettare nulla. La moglie, sentite le detonazioni, corre in strada e scopre il marito ormai agonizzante. Chiama il 118, ma è ormai tardi, e i carabinieri.
Le indagini sui due fatti adesso puntano a inquadrare il reale profilo criminale delle vittime e ai loro rapporti, alleanze e inimicizie, in cerca della possibile causa scatenante dei due raid portati a segno con tale ferocia e determinazione.