L’ombra del fallimento sulla compagnia

I sindacati insistono: devono essere applicati gli accordi

Emanuela Fontana

da Roma

L’invito è per mercoledì all’ora di pranzo, a Palazzo Chigi. Il grande mediatore, nel ruolo in cui da anni è stato visto su molti fronti, da quello politico a quello dell’intelligence, sarà il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta. Dall’altra parte del tavolo sono convocati a sedersi i sindacati. Per tentare insieme di non lasciare il Paese a terra con uno sciopero che, fino a ieri, rischiava di paralizzare l’intera flotta dell’Alitalia per otto giorni. Una di quelle mediazioni in cui Letta è maestro.
Intanto, a tre giorni dall’incontro, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha già chiarito due punti fermi: al momento non si procederà a nessuna sostituzione del management e non vi è in programma alcun intervento pubblico sulla compagnia. «Il problema non è il management o Cimoli - ha puntualizzato il ministro -, il problema è che Alitalia non è in grado di essere competitiva per la struttura dei costi, per competizione e per come è fatta». E in serata ha rincarato la dose, lasciando intendere di pensare a un rischio di fallimento: «Se Alitalia non è in grado di competere - ha detto - se non è in grado di stare sul mercato, a tutela dei posti di lavoro, forse bisognerà pensare a una soluzione che succede normalmente in questi casi, senza drammi e senza ideologismi». Il ministro ha anche spiegato che il governo non può intervenire sulla vicenda Alitalia perché «le norme sugli aiuti di Stato lo vietano». «Il momento è molto delicato», aveva ammesso poco prima il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi. «Il governo dovrebbe convocarci subito», insisteva il leader della Cisl Savino Pezzotta. Poche ore e da fonti sindacali era già stata comunicata la notizia: convocazione a Palazzo Chigi. Poi la conferma della presidenza del Consiglio, con la precisazione: «L’incontro è limitato per ora alla sola componente sindacale». Da una parte il governo, dall’altra i sindacati: un incontro diretto, senza l’azienda.
Le parti si siederanno intorno a un tavolo per discutere e chiarire i punti del contratto disattesi secondo i sindacati. Ma è appena una tregua. La minaccia del blocco totale oggi è ancora pendente. Tanto che ieri il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha lanciato una provocazione: «In queste ore siamo di fronte a scioperi selvaggi, dichiarati illegittimi dallo stesso Garante per l’Autoregolamentazione: mi chiedo chi sono i sindacalisti protagonisti di questa mobilitazione selvaggia e quali coperture hanno nella sinistra per portare nel nostro Paese caos in questo particolare momento». A tutti, sindacalisti e politici, ha poi chiarito: «Ciascuno si deve prendere le proprie responsabilità».
Quello che potrà fare il governo mercoledì, spiega il viceministro dei Trasporti Mario Tassone, è ascoltare «le questioni che i sindacati metteranno sul tappeto». Ma non si può dare di più in termini di risorse: «Aiuti di Stato non sono possibili. Lo Stato è già sceso sotto il 50% del capitale e di più non si può fare».
Il punto di partenza deve essere però «il tentativo irrinunciabile di salvare l’Alitalia», ha invitato il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno. Prima di ogni mossa, «prima di far crescere la tensione», riflette il ministro di An, bisogna parlare «in un confronto franco e approfondito sulle prospettive dell’azienda». Questo «è il tempo delle responsabilità, alle quali nessuno può sottrarsi, né i sindacati, né il management, né tantomeno il governo».
Al tavolo i sindacati diranno «che non sempre gli accordi assunti sono stati applicati in modo corretto», chiarisce Pezzotta. Nonostante l’alt sui finanziamenti pubblici, il segretario della Cisl sottolinea che ora «c’è un’emergenza e una necessità, quella di portare la compagnia fuori dalle secche. Il sindacato è impegnato in questa direzione e spero che la stessa determinazione si riscontri in tutti i soggetti interessati, e cioè governo e azienda». I problemi sul tavolo sono già anticipati: «C’era un programma di riorganizzazione e di attenzione al personale che non è stato applicato correttamente. L’accordo fatto, invece, è il punto di riferimento per tutto, per il rapporto tra sindacato e aziende e per le relazioni industriali». Luigi Angeletti, leader della Uil, si aspetta dall’incontro di mercoledì che «l’azienda risponda alle nostre questioni e alle domande sul futuro della compagnia». Il ruolo del governo dovrà essere quello di «farsi garante sul rispetto degli accordi da parte dell’azienda».
«Noi non chiediamo nessun intervento economico, né industriale al governo - ha chiarito Roberto Panella, responsabile del sindacato Ugl trasporti -. Chiediamo, piuttosto, un’indicazione forte».