L’ombra di Luzzati sulle tre melarance

C'è stata un po' di perplessità in platea, al primo intervallo, con applausi tiepidi, che fortunatamente è stata fugata poi a sipario chiuso, a conclusione della serata. Dico fortunatamente, perché lo spettacolo, francamente, meritava; anche qualcosa di più. E non solo perché l'allestimento è stato di grande impatto scenografico, ben costruito drammaturgicamente, non solo perché i cantanti sono ottimi professionisti, anche come attori, ma in special modo perché finalmente si è visto a teatro qualcosa di nuovo, di diverso, di insolitamente «assurdo»; e, si badi, stiamo parlando di un capolavoro del repertorio «colto» del panorama musicale del novecento.
Non si tratta quindi di trasgressione, ma semplicemente di ampliamento degli orizzonti culturali…e a Genova ce n'è bisogno; come dappertutto, del resto. Complimenti quindi alla scelta artistica coraggiosa. Ma veniamo a ieri sera.
Splendido allestimento - si diceva - quello della Komische Oper di Berlino, molto d'effetto, che senz'altro rende onore anche all'idea originaria di Gozzi; tutto giocato sui contrasti di colori forti e con un vivacissimo supporto delle luci, mutevoli e repentine. Belli i costumi, in assoluta sintonia con la scena, vere e proprie macchie di colore a delineare immediatamente il personaggio, belle le melarance, bella l'idea dei giganteschi tomi di versi martelliani e dell'oggettistica, tutta smisuratamente grande e minacciosa; bella ancora la topolina e il coccodrillo, che quasi quasi ci ricordava un po' Luzzati, e ci stava bene, in fondo, visto che lo spettacolo era dedicato a lui.
Ma guardiamo ora l'aspetto musicale: se la direzione è stata molto brillante e decisamente ben sostenuta da Jurowski, un appunto si può fare sul bilanciamento ritmico coro/orchestra (a onor del vero entrambi comunque più che dignitosi) e sulla difficoltà dei solisti ad emergere sulla potente massa orchestrale, indispensabile, del resto. E comunque le voci erano davvero molto ben educate, con una buonissima intonazione, una musicalità ed un'eleganza nel porgersi davvero degne di nota.
Una bella fiaba, talmente assurda che ci si potrebbe aspettare quasi, nella prossima recita, che le prime due principesse uscite dalle melarance e morte di sete, siano salvate da un previdente spettatore munito di borraccia…ma a questo Prokofiev non ha pensato, magari lo farà qualcun altro, in un'altra storia.