L’ombra della mafia su Milano «Cosa Nostra può colpire ancora»

Un pentito racconta: «Le capacità militari dell’organizzazione sono potenzialmente inalterate»

«Emanuello ha la capacità, gli uomini e i mezzi per colpire ovunque». Parlano, i pentiti di mafia. Davanti al magistrato che indaga sugli omicidi commessi da Cosa Nostra a Milano tra la metà degli anni ’80 e i primi anni ’90, raccontano di come l’organizzazione sia in grado di rinnovarsi, cambiare pelle, e tornare a mettere la mani sulla città. E fanno il nome di un’altra «primula rossa» siciliana. Daniele Emanuello, a capo di una famiglia di Gela storicamente interessata agli affari del capoluogo lombardo, e radicata nel tessuto criminale della città. Il boss, latitante da dieci anni, è inserito al decimo posto nella lista dei criminali più ricercati dalle forze dell’ordine, e accusato - tra gli altri reati - di associazione mafiosa, traffico di droga, omicidio.
Tra le centinaia di pagine di verbali raccolti in Procura - e secretati - emerge anche il profilo di un gruppo mafioso la cui capacità militare resta potenzialmente intatta, anche se - almeno per il momento - silente. Ma l’indicazione dei collaboratori di giustizia è chiara: Cosa Nostra non ha mai abbandonato la piazza milanese, ritenuta una delle più prolifiche d’Italia.
Droga, estorsioni e riciclaggio del denaro sporco attraverso le attività edili sono da sempre il canale privilegiato con cui le cosche hanno drenato denaro e accumulato profitti. Ma, dopo una stagione di sangue e manette conclusasi recentemente con gli arresti eccellenti di Totò Riina e Bernardo Provenzano, l’organizzazione si è dovuta dare una nuova struttura. In questo senso, le dichiarazioni rilasciate dai pentiti ascoltati nelle scorse settimane dal pubblico ministero Marcello Musso potrebbero aprire ulteriori fronti di indagine, così da tracciare una più dettagliata mappatura dei gruppi criminali attivi a Milano. E il rinnovamento starebbe passando attraverso nuovi «quadri» e una rinnovata «manovalanza», affiliazioni e alleanze strategiche con alcune organizzazioni criminali straniere (e in particolare quelle balcaniche) per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti, che trova nel capoluogo lombardo una delle principali piazze europee per lo spaccio e il transito verso altri Paesi.
All’origine dell’inchiesta, dunque, ci sono dieci omicidi finora irrisolti per i quali la Procura ha iscritto trenta persone (molte delle quali già in carcere) nel registro degli indagati. Tra questi, e come mandanti, figurano i nomi di Riina, Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Giuseppe Madonia. Ma - stando alle dichiarazioni dei pentiti - Cosa Nostra è in grado di tornare a colpire e a fare affari all’ombra del Duomo. Nelle pieghe dell’indagine, nuovi elementi per contrastarne la rinascita criminale.