L’ombra di Peterson sull’Armani in braghe di tela

Milano: il tecnico americano fa sapere di non essere interessato. La crisi infinita di Cantù. E a Reggio Calabria torna Zorzi

Oscar Eleni

In ginocchio sulla neve farinosa, ai confini dell’impero che una volta sembrava davvero il loro: Milano, Varese e più indietro Cantù, guardano con nostalgia ad altri cieli, con la tosse o, addirittura, con un virus come sembrano avere preso l’Armani e la Vertical Vision canturina arrivata alla sesta sconfitta consecutiva in campionato. Il basket che ha voluto mangiarsi il panettone e due giornate di campionato fra il 28 e il 30 dicembre riapre i cancelli con la notizia del ritorno di Tonino Zorzi a Reggio Calabria, che intanto ha congedato il giovane Walter De Raffaele ingaggiato con un triennale portandolo via a Livorno, dove è già stato tante volte dal 1988.
Vita attiva in palestra, il suo vero mondo, perché tra giornalismo con il «Gazzettino» e golf non si era mai fermato davvero: Zorzi, l’allenatore con più di 1.000 partite in serie A, il goriziano che a giugno compirà settant’anni. Gli chiedono un’altra volta, come accadde lo scorso anno, di salvare dalla retrocessione una squadra che siede al penultimo posto. Impresa difficile, ma il paron ama questo tipo di sfide, dai giorni in cui l’ingegner Borghi lo valorizzò a Varese come giocatore, gli anni del primo scudetto della Ignis con Rico Garbosi in panchina. Ha viaggiato, fatto capolavori, come quello con l’Ignis Sud di Napoli, non ha mai avuto la grande squadra che sognava, la sua Varese appunto che, adesso, forse per farsi perdonare, lo ha inserito per primo nella casa della gloria a Masnago, ma lui ha tirato dritto esplorando tante città.
Torna un settantenne in panchina nei giorni in cui Dan Peterson, un altro allenatore storico per il nostro basket, che il 9 gennaio toccherà appunto quota 70, in Italia dal 1973, potrebbe essere interpellato per sostituire Lino Lardo sulla panchina dell’Olimpia che lui ricostruì portandola a vincere scudetti, coppe europee, nel decennio conosciuto a Milano come l’età dell’oro. Peterson - piace a Galliani, che lo vorrebbe assieme a Crespi, ma Corbelli non è d’accordo - è abbastanza saggio per non farsi intrappolare, se abbiamo letto bene il suo pensiero sul sito internet Basketnet che dirige. Saggezza, ma anche spirito di sacrificio per una società che sente sua da sempre e per questo, magari, potrebbe cambiare idea, ma non ne siamo convinti, così come sembra assurdo offrire a Boscia Tanjevic, l’ultimo vincitore di uno scudetto con le scarpette rosse,una squadra dall’usato che sembrava sicuro, ma con poche prospettive, salvo il Danilo Gallinari parcheggiato chissà perché a Pavia, in A2. Si fa anche il nome di Marco Crespi che all’Olimpia è cresciuto bene, facendo buoni risultati con la squadra degli anni poveri, bravo a Biella, bravo in Spagna, orgoglioso e tenace nella baraonda di Pesaro, ma pure sul suo nome ci sono ostacoli, anche perché a questo punto, con il calendario che stritola la mente di un gruppo dove in troppi vorrebbero dire la loro, non sembra aver senso rimettere in discussione Lino Lardo che nel benessere societario ha perso l’anima del gruppo con il quale l’anno scorso arrivò alla finale scudetto. L’Armani ricca che vive da povera, confusa su Djordjevic, ora abbandonato pensando a Montecchia che in difesa è una velina, non sa dove cercare giocatori che le diano l’atleticità che manca, anche se il preparatore Lassini fa miracoli con gente in pantofole.
Diversa la crisi di Cantù - 8 sconfitte in campionato su 9 partite - una società che ha provato in tutte le maniere a difendere la gloriosa storia con bilanci sempre al limite, una miniera da dove sono usciti giocatori che ora stanno in altre squadre più titolate. Parlavano di pesca miracolosa quando Bruno Arrigoni prendeva giocatori che altri neppure conoscevano: competenza, altro che miracoli. Questa volta le cose non sono andate bene, ora con l’acquisto di Davide Lamma qualcosa potrebbe andare a posto, certo servirà un altro uomo di peso offensivo. Però i play off sembrano lontani ed è questa l’angoscia in una stagione dove la classifica stretta ti prende alla gola.