L’ombra del petrolio sulla crescita mondiale

Maddalena Camera

da Milano

Le tensioni con l’Iran, quarto produttore mondiale, e le proccupazioni per la stabilità politica della Nigeria fanno scattare al rialzo la quotazione del Brent che ieri a Londra ha segnato il massimo storico sopra i 71 dollari al barile. Un record tanto più rilevante se si pensa che dal 2004 il costo è cresciuto di oltre 20 dollari al barile e da febbraio i prezzi sono aumentati di oltre il 20%. A New York il barile ha raggiunto i 70 dollari a un soffio dal record a 70,85 toccato nell’agosto scorso dopo l’uragano Katrina. Anche in Borsa l’effetto petrolio si è fatto sentire: il Dow è sceso dello 0,70% come pure il Nasdaq. In questa situazione appare insufficiente anche la rassicurazione dell’Opec che garantisce gli stessi livelli di produzione per il resto dell’anno. Le preoccupazioni per le conseguenze che la fiammata dei prezzi potrebbe avere sull’economia sono rilevanti e saranno al centro delle riunioni del G7, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, che si svolgeranno nel fine settimana a Washington. Fino a questo momento infatti, secondo il segretario di Stato del ministero delle Finanze tedesco Thomas Mirow, «il rialzo delle quotazioni del greggio ha avuto un effetto meno nocivo sull’economia, di quanto ne avrebbe avuto 20 anni fa». Ma, per l’Fmi, il rialzo può rallentare lo sviluppo. «Un aumento dei prezzi del 10% circa potrebbe comportare una minor crescita mondiale pari all’1-1,5%» - ha stimato il vicedirettore delle ricerche del Fondo monetario internazionale, David Robinson, nel corso della conference call sulla presentazione dei primi tre capitoli del World Economic Outlook 2006.
Ma nonostante il caro-petrolio, l’Fmi nelle previsioni sullo sviluppo che pubblicherà domani dovrebbe rivedere al rialzo le stime di crescita, dal 4,3% previsto in settembre a circa il 5%. Non c’è dubbio però che l’impennata delle quotazioni del greggio potrebbe minacciare l’equilibrio finanziario mondiale, perché appesantisce la bolletta energetica dei Paesi consumatori e pone i Paesi produttori a dover scegliere come investire i guadagni supplementari. «Il reinvestimento dei petrodollari sul mercato dei capitali internazionali aiuta a mantenere i tassi di interesse a un livello basso negli Usa, contribuendo così a far crescere il deficit dei pagamenti correnti - ha constatato l’Fmi -. Ma più il deficit sale, più i rischi di un ribasso del dollaro aumentano e questo potrebbe spingere i tassi di interesse statunitensi significativamente al rialzo, provocando anche una recessione».
Inoltre la domanda di greggio da parte di Paesi come la Cina e l’India è un altro fattore che spinge al rialzo i prezzi del petrolio. La riunione del G7 coinciderà con la visita a Washington del presidente cinese Hu Jintao, che sarà ricevuto da quello statunitense, George W.Bush.
Si sa infatti che il capo della Casa Bianca ha intenzione di chiedere a Hu di impegnarsi nella rivalutazione dello yuan: Washington spera così di ridurre il colossale deficit commerciale con Pechino.