L’omertà della scuola sui professori pedofili

Un tempo, quando uno scolaro delle elementari tornava a casa, la mamma gli andava incontro e gli chiedeva: «Com’è andata? Ha insegnato qualcosa di nuovo il maestro? Di che cosa avete parlato?» e altre simili domande. Oggi che le attenzioni sessuali sui piccoli sono aumentate in misura preoccupante, una mamma nel ricevere il figlio da scuola dovrebbe chiedergli: «Come si è comportato il maestro? Per caso ti ha toccata? Ha fatto strani discorsi?» e altre indagini psico-genitali.
Evidentemente una mamma non può porre simili domande, ma il mio consiglio è che assieme al profitto del figlio, un genitore vigili (per quanto può, s’intende) sulla condotta in classe dell’insegnante, perché ci sono più malati in cattedra di quanto si pensi (e di quanto i magistrati appurino), e dico questo forte della mia quasi ventennale esperienza didattica.
Giorni fa, un pm di Brescia ha chiesto per sei maestri, un bidello e (perfino) un sacerdote 125 anni di carcere complessivo, di cui 20 a una sola maestra. Accusa: abusi sessuali su scolari di una scuola materna.
Se dovessi stilare l’elenco dei professori indagati o condannati per atti di libidine su allievi, starei a parlare per mezz’ora; vi basti sapere che pur essendo l’elenco nutrito, è lontanissimo dal rappresentare la realtà, perché in molte scuole la parola d’ordine è: acqua in bocca.
Alcuni anni fa l’Associazione giudici minorili rilevò che invece di essere una frontiera di prevenzione contro l’abuso, la scuola il più delle volte preferisce «garantire il posto agli insegnanti sospettati di pedofilia», mettere a tacere tutto per il buon nome della scuola. Questo è verissimo. Per ben due volte, un mio collega fu denunciato al direttore della scuola per atti di libidine verso le alunne (si era arrivato alla verità attraverso i diari delle bambine). L’insegnante era sposato con figli, e per non rovinargli la vita, il preside si limitò a redarguirlo. Il collega ci ricascò; ancora una volta fu perdonato; quindi, essendo di nuovo recidivo, fu distaccato in segreteria.
Uno studio curato dal centro «Hansel e Gretel» nel Torinese, fece emergere che su cinque casi di insegnanti accusati di abusi sessuali (uno dei quali condannato) nessuno fu sospeso dall’incarico. Tutti i docenti furono trasferiti, cioè tutti i docenti furono rimessi in condizione di continuare a svolgere l’attività di pedofili in altre scuole.
Nessuno di noi vuole che si ripeta quanto accaduto a Edimburgo, dove un insegnante pedofilo è stato ucciso e fatti a pezzi; se una persona è malata va curata e aiutata, non divisa in parti. Però non facciamo sconti a chi tocca i bambini, il bene più prezioso della terra: «Chi scandalizza uno di questi piccoli (...) è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» ha detto l’unico Maestro di cui tutti (a cominciare dagli alunni e dai genitori) si possono fidare.