L’omicida del prete è un cacciatore: «Pensavo fosse un cinghiale»

BariÈ stato un cacciatore. «Credevo di sparare a un branco di cinghiali», ha raccontato ai carabinieri Giovanni Ardino Converso, 51 anni, sottoposto a fermo per l’omicidio di don Francesco Cassol, 55 anni, parroco di Longarone, molto noto nella diocesi di Belluno. Il sacerdote è stato ucciso sabato notte nelle campagne di Altamura, 45 chilometri da Bari, dove guidava diciassette ragazzi in un raid Goum, un ritiro spirituale che prevede meditazione e lunghe marce: mentre dormiva nel sacco a pelo è stato colpito da una pallottola calibro 30/6 ed è morto dissanguato.
Il bracconiere si è costituito ieri, quando si è presentato nella caserma dei carabinieri di Altamura insieme al suo avvocato. Ma Ardino Converso era stato interrogato già il giorno prima e gli investigatori gli avevano sequestrato il fucile da caccia, detenuto legalmente, per eseguire la perizia balistica. I sospetti dei militari si erano concentrati su di lui anche perché aveva giustificato alcune ferite al volto dichiarando di essere caduto in un’altra zona della Murgia. Ma il racconto non aveva convinto i militari, che gli avevano comunque consentito di andare a casa. Ieri però il 51enne ci ha ripensato e ha deciso di tornare in caserma. Questa volta ha raccontato tutto, ha detto di essere uscito per una battuta di caccia anche se in questo periodo è vietata e ha riferito di aver raggiunto con la sua auto la zona del «Pulo» di Altamura, un’area che da queste parti chiamano il «deserto pugliese», una distesa di campi di grano intervallati da qualche casolare abbandonato: verso la mezzanotte i giovani del raid Goum e il sacerdote stavano dormendo nei sacchi a pelo, Ardino Converso ha scambiato quelle ombre per cinghiali e ha sparato da una trentina di metri con una carabina. Il proiettile ha raggiunto don Cassol all’addome: a quel punto il cacciatore ha sentito le voci dei ragazzi, si è reso conto di quanto accaduto ed è fuggito. Alcuni giovani hanno intravisto nell’oscurità un uomo che si allontanava. La mattina seguente, intorno alle 6, è stato scoperto il cadavere.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato indagini. E con il passare dell’errore l’ipotesi dell’errore di un cacciatore ha cominciato a prendere maggiore consistenza. Fino alla svolta. Nonostante tutto l’omicida è ancora libero: è stato solo denunciato per omicidio colposo e omissione di soccorso.
Ieri è stata eseguita l’autopsia e dall’esame è emerso che il sacerdote è morto dissanguato nel giro di pochi minuti: il proiettile aveva perforato l’addome provocando una vasta emorragia. Quella della Murgia è un’area attraversata dai bracconieri. In tutta la zona da tempo sono stati rafforzati i controlli e più volte sono state sequestrate armi e munizioni. La notizia della tragedia ha destato grande commozione e la famiglia della vittima ha ringraziato gli inquirenti per «l’enorme ed efficace sforzo prodotto perché la morte di don Francesco non rimanesse senza colpevoli».