L’omicidio del bipolarismo

L’omicidio a lungo premeditato e predisposti un passo dopo l’altro alla maniera dell’avvelenamento di Litvinenko, sta per essere portato a termine nella distrazione generale. La vittima? Il diritto degli italiani di scegliersi governo e coalizione, di licenziare il primo ministro, di contare e decidere senza che qualcun altro decida per loro. In altre parole la vittima è il bipolarismo. Gli assassini? Si chiamano Veltroni e Mastella. Lo si è capito dal duetto di ieri alle cure termali di Telese. Mastella ha fatto la voce grossa, ha detto che lui al partito unico non va, e fin qui tutto bene, nel senso che sono fatti suoi. Ma poi è intervenuto Veltroni che, in un romanesco accattivante da osteria di campagna, ha sbuffato dicendo che sì signora mia, mo’ basta: questo non è un Paese da bipartitismo, anzi: a pensarci bene non è neanche da bipolarismo perché (sempre sottinteso, signora mia) non se ne può più di queste coalizioni una contro l’altra.
Il fatto è che non si tratta di una battuta estiva ma di un fatto grave che ci riguarda tutti. Quello che vuole Veltroni, stando alle sue parole, è gravissimo: vuole favorire la saldatura al centro della fusione fredda fra casiniani e mastelliani, sottrarre sia al centro destra che al centro sinistra la forza per fare maggioranza e puntare a un governo, il suo probabilmente, in cui verrebbe restaurata la premiata pizzeria andreottiana dei due forni (oggi compro la pizza a destra, domani a sinistra) del tutto indipendente dal voto e dai desideri degli italiani.
Supponiamo che gli italiani diano un voto di centro destra (ma vale anche l’esempio simmetrico e contrario), ebbene: tale voto non porterebbe automaticamente all’incarico del leader del centro destra ma ad una trattativa con inciucio incorporato. Nessuno saprebbe mai nulla della trattativa perché tutto si svolgerebbe dietro tende di velluto nero con uso di pugnali, maschere, tazze di tè al polonio, lacci di seta per strangolare e alla fine il popolo bue verrebbe informato dell’esito della lotta per il potere.
Sarebbe cioè la fine di quel pezzetto di democrazia che il popolo italiano si è conquistato con le unghie e coi denti da quando fu assassinata la famiglia dei partiti democratici per far spazio alla meravigliosa macchina da guerra del Pci, sconfitta dall’outsider Berlusconi che sparigliò tutto. Da allora gli italiani hanno avuto l’inebriante sensazione di poter votare per una maggioranza di destra o una di sinistra, e l’hanno fatto. Hanno esercitato un embrione di libertà e un embrione di responsabilità. Libertà e responsabilità hanno un prezzo e il prezzo è proprio la lotta elettorale frontale, all’ultimo sangue, all’ultimo voto, in cui chi vince vince, magari a patto di non barare e non fare trucchi. Ora Veltroni, che conosce la storia e ci vuole così davvero impressionare, dice che la democrazia in cui il popolo può metter bocca e assumere decisioni, è per i politici di mestiere una palla al piede e vorrebbe quindi sganciarsela, dal piede, per tornare al vecchio gioco in cui il voto del popolo sovrano vale meno di un sondaggio televisivo e alla fine vincono camarille e accordi, insomma la politica politicante o teatrino della politica contro cui ci siamo tanto battuti.
Ma allora tutto qui sta il nuovo che avanza del partito democratico che non fa neanche il pieno della sinistra? Il nuovo sarebbe il vecchio, ma con un chilo di cerone e qualche strizzata d’occhio? Potevate, caro Uolter, dircelo prima: specialmente il nostro Uolter, che abbiamo mandato a Madison Avenue per indossare le camicie botton down e imparare la democrazia della più antica repubblica dei tempi moderni, dovrebbe sapere che lo scontro fra coalizioni (il partito repubblicano americano, il leggendario Grand Old Party, è una coalizione di partitini, lobby e tendenze) è il sale della democrazia. Che lo scontro in Francia da cui è uscito vincitore Sarkozy è stato uno scontro di coalizioni e così accade ovunque la democrazia sia democrazia. E adesso Veltroni ci fa sapere di avere anche lui il malumore mastelliano verso le coalizioni da scontro frontale? Ma allora, lo dica chiaramente, il suo gioco è un altro gioco, la sua idea è un’altra idea ed è un’idea sgusciante e anche un bel po’ ipocrita perché vorrebbe far credere al popolo che il peso della scelta non è per lui, la fatica della responsabilità e della libertà non sono cose da italiani e che in fondo si stava meglio quando si stava peggio e la democrazia era consegnata nella caserma dei partiti, prigioniera, legata e imbavagliata. Se è questo che pensa, per favore ce lo dica e lo dica anche ai suoi, ma in modo chiaro e non come una battuta al ristorante.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it