L’omicidio dell’ex questore nasce da lontano

Federico De Rossi

da Andora (Savona)

Alla fine ha ceduto. Ha confessato anche davanti agli inquirenti l'omicidio di Arrigo Molinari. E' lui, Luigi Verri, 43 anni, aiuto cuoco di Toirano, l'assassino dell'ex questore di Genova e Sanremo. «Mi ha scoperto - ha ammesso - subito dopo che sono entrato nel suo appartamento. Mi ha riconosciuto subito, abbiamo lottato. Poi ho afferrato il coltello...».
Davanti a prove ed elementi indiziari schiaccianti Verri non ha retto all'interrogatorio chiave di ieri pomeriggio, dopo che nella mattinata aveva già confessato tutto al suo avvocato, il savonese Fabrizio Vincenzi, nel carcere Sant'Agostino di Savona, dove era rinchiuso dopo il primo fermo. L'assassino - secondo quanto ha detto nella confessione - avrebbe trovato nella camera di Molinari il coltello usato per colpire a morte il dirigente di polizia in pensione, un particolare che lascia almeno perplessi. Verri ha voluto precisare di essersi introdotto nell'alloggio per rubare alcune pistole che Molinari custodiva gelosamente. Poi, sorpreso dall'ex dirigente di polizia, ha perso la testa e l'ha ucciso con due coltellate, di cui una mortale alla gola.
Oggi è attesa la convalida dell'arresto da parte del gip su richiesta del procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico e del sostituto Maria Grazia Paolucci. Fin da subito, comunque, il nome di Luigi Verri era stato inserito nella cerchia ristretta dei sospettati, in relazione alle numerose testimonianze raccolte. Poi quella strana confessione per furto: sosteneva che quando era entrato nell'abitazione per derubarlo, Molinari era già morto. Mentiva. Anche quando si è presentato nella caserma di Alassio con il suo avvocato, la coincidenza è sembrata davvero particolare: gli inquirenti, infatti, erano quasi certi che fosse stato lui ad uccidere Arrigo Molinari. Non si tratterebbe, però, di un omicidio intenzionale, premeditato: «Luigi Verri è certo già conosciuto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio - ha dichiarato il suo legale -, ma non è persona da pianificare un omicidio. L'aggressione è avvenuta quando il mio assistito si è accorto che Molinari si era svegliato e lo aveva sorpreso a rubare nella sua abitazione». E' un tentativo di furto andato male, quindi, degenerato in omicidio, «un delitto occasionale», appunto, come dimostrerebbero i segni della forte colluttazione riscontrati nella camera da letto in cui è avvenuto il delitto, oltre alla ferita tra il pollice e l'indice della mano sinistra di Verri. Inoltre, la televisione era accesa, con un volume altissimo, motivo per cui nessuno avrebbe sentito grida o rumori, compreso il figlio della vittima, Carlo, che si trovava al piano di sopra.
Negli ultimi tempi, i rapporti tra Arrigo Molinari e Luigi Verri erano diventati molto tesi. Al centro della disputa, in un primo tempo, l'impiego di cuoco nel villaggio turistico Ariston, una questione apparentemente risolta anche grazie all'intervento dei carabinieri della zona. Ma Verri aveva avuto un forte diverbio con Molinari per il pagamento dell'affitto di uno dei bungalow dove il cuoco aveva alloggiato verso la fine del 2004. Luigi Verri, inoltre, aveva già rubato nella casa della vittima, proprio qualche giorno fa: alcuni assegni che aveva cambiato in denaro contante per un valore di alcune migliaia di euro.
Ieri, intanto, gli specialisti della polizia scientifica sono tornati ad Andora per cercare un sacchetto di carta contenente un cric ed un paio di pantaloni sporchi di sangue, che Verri dice di aver gettato sul greto del torrente Merula. Il corso d'acqua scorre proprio a fianco del complesso turistico Ariston di proprietà della famiglia Molinari. Altri sopralluoghi sono stati effettuati alla ricerca dell'arma del delitto, gettata da Verri in un cassonetto. Altre conferme all'indagine dovrebbe arrivare dagli esami di laboratorio compiuti sulle macchie di sangue rinvenute dai tecnici del Ris, che verranno comparati alle tracce presenti sui vestiti dello stesso Verri. Ma da questi responsi scientifici, si saprà anche se Luigi Verri abbia agito da solo o con l'aiuto di eventuali complici, un'ipotesi non del tutto accantonata dagli inquirenti, che hanno invece completamente escluso ogni legame con le recenti inchieste di Molinari sui rapporti tra banche e usura.