L’omino che corre è arrivato

Aol apre il portale in Italia. L’Italia piace al provider perché da noi la banda larga arriva a quasi il 90% degli utenti. Una manna per chi fa pubblicità online<br />

C’era una volta America Online. Un provider. Anzi, il provider. L’azienda che praticamente aveva dato Internet a tutti gli americani.
Trascinata dalla corrente impetuosa della New Economy era cresciuta a dismisura, arrivando addirittura a comprarsi il gigante Time Warner, il più grande dei colossi dei media a stelle e strisce.
Oggi di quella passata gloria non resta più nulla. Aol non è più il padrone di Time Warner, ma solo una delle tante aziende dell’impero guidato da Richard Parsons. Perfino il nome si è ridimensionato: semplicemente Aol, un acronimo che non significa più nulla. E dietro al nome, un portale tutto da rilanciare, visto che la gloria passata non aiuta granché quando si devono fare i conti con stelle del calibro di Yahoo e soprattutto Google.
Tant’è vero che si vociferava persino che Time Warner avrebbe finito col venderla al migliore offerente. Per tornare sugli scudi Aol scommette sull’Europa, e più precisamente sull’Italia, visto che «il vostro paese rappresenta uno dei mercati più promettenti sul versante della pubblicità online», dice il Ceo della divisione europea Dana Dunne.

Ecco quindi che, in diretta, i capi di Aol hanno scelto Milano per mettere online il portale localizzato nella nostra lingua, premendo uno scenografico pulsantone rosso (vedi foto in alto a destra) che ha fisicamente avviato il server di Aol Italia.
Nonostante i pittoreschi messaggi d’amore al nostro paese - durante la conferenza veniamo a scoprire che Dunne ha imparato un poco di italiano da una non meglio identificata fidanzata latina, e un altro alto dirigente è un “tifoso ferrarista” - le redini della Aol italiana restano saldamente a Londra, al punto che persino le notizie del portale italiano vengono sì da agenzie di stampa del nostro paese, ma vengono filtrate e lavorate all’ombra del Big Ben. Il lancio italiano è comunque solo il primo della strategia europea di Aol; nel prossimo anno e mezzo verranno aperti altri 14 portali nel vecchio continente.

Perché provarlo?
I servizi di Aol in Italia sono i soliti che ci si aspettano da un portale generalista, anche se talvolta hanno dei preziosismi tecnici che li rendono interessanti anche per l’utente più smaliziato. L’email è molto generosa, con ben 16 MB di spazio per singolo allegato e nessun limite per le dimensioni totali della casella.
In più, il sistema è difeso da un sistema antispamming sofisticato, che Dunno rivendica essere uno dei più avanzati disponibili sul mercato, «che ogni giorno blocca un miliardo e mezzo di messaggi spazzatura».
Non resta che provare, tanto è gratis come tutti i servizi Aol Italia. Inoltre, l’accesso è garantito anche con i terminali mobili e viene supportato tanto il protocollo Imap che Pop3. Il servizio email si integra in un altro classico di Aol, l’instant messaging Aim.

Quasi sconosciuto alle nostre latitudini, Aim è usatissimo all’estero, grazie a funzioni avanzate che permettono per esempio di inviare le foto dalla macchina digitale agli amici con cui chattiamo senza passare per l’hard disk. Sempre a proposito di foto, è interessante lo spazio Aol per le immagini, specialmente perché le foto possono essere salvate senza comprimerle né ridurne le dimensioni, anche se vengono da una super reflex da 10 megapixel.
Chiaro che in Aol sperano di invogliare gli utenti a comprare online stampe dei loro scatti, ma resta un interessante sistema per fare il backup sul Web delle foto più preziose. Quanto al video, Aol si affida alla tecnologia VideoEgg per la compressione dei fotogrammi.
Il servizio non si discosta molto da quello che offrono YouTube e simili, e finora il mercato non ha premiato l’omino che corre in questo settore, visto che il peso di Aol è inferiore all’1%. Insomma, i servizi sono interessanti, ma basteranno a conquistare il cuore degli italiani prima e degli europei poi?