L’onda d’urto delle Generali

Mentre la politica è in rissa nei palazzi delle istituzioni la guerra tra cartelli economici e finanziari sta raggiungendo picchi elevatissimi. Lo scontro, tanto per semplificare, è tra Mediobanca-Unicredito da un lato e Banca Intesa-S. Paolo dall'altro. I campi di battaglia sono molteplici ma due svettano su tutti, il controllo delle Generali e il riassetto manageriale di Telecom previsto per domani.
Le Assicurazioni Generali sono da sempre un terreno minato, sul quale si sono consumati accordi, vendette e ricchezze sproporzionate. Dall'epoca liberale prefascista al famigerato ventennio, dagli albori della Repubblica sino ai giorni nostri, con un lungo silenzioso intervallo coinciso con l'egemonia di Enrico Cuccia su larga parte del capitalismo italiano. Le Generali sono un colosso finanziario che capitalizza in borsa 46 miliardi di euro che nei primi nove mesi dell'anno ha registrato utili per 2,3 miliardi con un incremento del 21% rispetto all'anno precedente. Ebbene un colosso di questa portata viene improvvisamente «terremotato» da una lettera scritta da un fondo di investimenti, Algebris, guidato da un giovane di belle speranze il dr. Davide Serra, che con il suo facile e fluido periodare ci ricorda esperienze antiche spesso conclusesi poi tragicamente. La lettera di Algebris al vertice delle Generali altro non contiene che cose sapute e risapute dal mercato. Alti stipendi del management, margini di gestione minimi rispetto a quelli dei maggiori competitor europei del leone di Trieste, dubbi sull'economicità di alcune diversificazioni, essenzialmente Telecom e RCS-Corriere della Sera. Come si vede nulla di nuovo sotto il sole.
Eppure la lettera di Algebris ha scatenato allarme e forti movimenti del titolo sul quale la Consob dovrebbe subito accendere un faro. Ma chi sono Algebris e il suo animatore, quel Davide Serra, giovane bocconiano dalla facile parola? Forse un importante azionista delle Generali? Niente affatto perché hanno solo lo 0,3% di azioni con un investimento di poco superiore ai 150 milioni di euro. Forse è un fondo capace di mobilitare ingenti risorse e quindi essere un futuro protagonista nel riassetto delle Generali? Neanche per sogno. Ed allora chi sono e per chi agiscono se mai agiscono per conto terzi? Per capire qualcosa di più lasciamo questa domanda senza risposta e trasferiamoci sull'altro campo di battaglia, quello del riassetto manageriale di Telecom. L'incomprensibile cacciata di Tronchetti Provera, perché di questo si è trattato, ha dato il via a quello scontro tra Madiobanca-Unicredito e Banca Intesa di cui si è detto. Mediobanca sostiene la coppia Galateri-Dal Pino mentre Banca Intesa ripropone Franco Bernabè. Al di là del fatto incontrovertibile che Dal Pino capisce di telefonia mentre l'altro no, è davvero sconvolgente che riciccia il vecchio Bernabè. Al di là delle persone e della loro credibilità resta, dunque, lo scontro furibondo tra Geronzi, Profumo e Bazoli per la gestione di Telecom. In questa partita, Generali è un protagonista di tutto rispetto perché ha il 28% della società Telco che è il nuovo azionista di riferimento della Telecom insieme a Mediobanca, Banca Intesa e Telefonica. L'onda d'urto sulle Generali, insomma, si trasferisce puntualmente su Telecom. Ed allora chi ha interesse a terremotare le Generali? Secondo la logica del «cui prodest» non v'è dubbio che il maggiore interesse lo avrebbe chi oggi non ha nelle mani il governo delle Generali e cioè Banca Intesa-S. Paolo visto che Mediobanca e i suoi alleati ne hanno saldamente il controllo. Ma le due partite si intrecciano perché se Mediobanca-Unicredito vincesse in entrambi i casi il controllo sull'economia italiana sarebbe soffocante così come lo sarebbe se a vincere in entrambi i casi fosse Bazoli e la sua Banca Intesa. Ed allora è poco importante sapere chi c'è dietro l'iniziativa del fondo Algebris perché comunque ciò che è accaduto in questi giorni e ciò che accade da un anno a questa parte testimonia solo una lotta di potere portata avanti con poca trasparenza, molti quattrini e che poco ha a che fare con gli interessi del Paese. Nel parlottare ovattato dei grandi organi di informazione e nella assenza colpevole della politica e del Parlamento.
Geronimo