L’onda lunga del terremoto: crepe all’ex ospedale di Orte

TRASLOCO I due centri sono stati trasferiti nella sede della Croce Rossa e in un albergo

Il terremoto continua a fare tremare l’Abruzzo, ma anche la nostra regione ha i brividi. Ieri è stata Orte a pagare pegno allo sciame sismico: l’ex ospedale del piccolo centro in provincia di Viterbo nel quale sono allestiti la guardia medica, il 118 e alcuni ambulatori è stato evacuato. La decisione è stata presa ieri dalla direzione generale della Asl dopo che il personale in servizio aveva notato delle crepe e una caduta di calcinacci al secondo piano del vecchio edificio nel centro storico. Secondo i vigili del fuoco, che hanno immediatamente eseguito un sopralluogo, le crepe e la caduta di calcinacci sarebbero recenti e quindi provocate dalle scosse di terremoto di questi giorni. Per il momento il 118 è stato trasferito nella sede della Croce Rossa, mentre la guardia medica è stata allestita in un albergo. Nel frattempo, come suggerito dai vigili del fuoco, nell’ex ospedale saranno apposti dei vetrini per verificare se gli spacchi si allarghino. «Nei prossimi due giorni - ha detto Aloisio - effettueremo tutte le verifiche del caso e, martedì, dopo un nuovo sopralluogo, decideremo cosa fare». L’ospedale di Orte era stato chiuso alcuni anni fa sia perché si trovava nel centro storico del paese ed era raggiungibile solamente attraversando degli stretti vicoli, sia perché il vecchio edificio che lo ospitava era diventato inadeguato a garantire gli standard minimi di sicurezza. Da allora era stato trasformato in sede della guardia medica, del 118 e di alcuni ambulatori.
Intanto anche ieri è continuata la gara di solidarietà nella capitale partita, occorre ricordarlo, dai microfoni di Radio Rock. Poco dopo le 8, è partita, alla volta dei comuni di Lucoli e San Demetrio, la seconda colonna di tassisti con generi di prima necessità da destinare alle popolazioni colpite dal sisma. A San Demetrio ad aspettare la colonna, oltre alla popolazione, erano presenti anche clown che hanno distribuito uova e colombe.
Ma la generosità non si fermerà a Pasqua. Il Municipio XII con Euroma2 e la Croce Rossa Italiana organizzerà a maggio due iniziative a favore dei terremotati. Lo annuncia Paolo Pollak, consigliere del Pdl del Municipio XII, che ieri mattina ha partecipato alla distribuzione di cioccolato di tre maxi uova di Pasqua nel centro commerciale Euroma2. Tra questi, «l’uovo più grande d’Europa» come hanno detto gli organizzatori pesante 2500 chili e alto sei metri. «La prima iniziativa che vogliamo organizzare - prosegue Pollak - riguarda una raccolta fondi. Faremo un gemellaggio con alcuni paesi dell’Abruzzo per capire cosa manca e cosa serve alla popolazione».
Infine, ieri pomeriggio (prima che si scadesse in un osceno, irrispettoso derby) una catena umana giallorossa ha raccolto viveri, pannolini, giocattoli ma soprattutto casse d’acqua. Uno stand allestito di fronte alla fontana a sfera, alle spalle delle stadio Olimpico, è stato il punto di raccolta. Da lì, attraverso una catena umana, alcuni tifosi giallorossi di quasi tutti i gruppi della Curva sud hanno caricato acqua e viveri all’interno di un camion poco distante, parcheggiato nei pressi dello stadio dei Marmi. «L’obiettivo - ha spiegato Simone uno degli organizzatori - è quello di arrivare a riempire 10 furgoni che giovedì mattina partiranno diretti all’Aquila, dove saranno consegnati alla Protezione Civile».
Infine, una notizia curiosa. Cento quintali di frutta e verdura fresca, per un valore di alcune migliaia di euro, sequestrati dai carabinieri di Mentana e destinati per legge al macero, sono stati inviati alle popolazioni terremotate di San Demetrio de’ Vestini grazie alla determinazione dei militari e alla collaborazione del Centro Agroalimentare di Roma (Car) e della Protezione civile. Quando la merce è stata vista, considerato il valore commerciale e la freschezza di carciofi, peperoni, pomodori, arance e insalate, i carabinieri non se la sono sentita di mandarla al macero pensando proprio ai bambini e agli anziani dell’Aquila sconvolta dal terremoto, che da giorni non mangiano materie prime fresche.