L’onda lunga di Vicenza

Ci occupiamo del Nord. Le regioni dove si produce la parte più rilevante della ricchezza nazionale hanno scelto il centrodestra. Piemontesi e lombardo-veneti non si sono fidati del programma dell'Ulivo. Avendo da lavorare (come del resto la gran parte degli italiani), forse, non hanno avuto neanche il tempo di leggere le 281 pagine del programma di Prodi. È bastato loro quello che hanno visto e sentito: il permanere di divisioni fondamentali, soprattutto sulle ricette economiche, tra le varie componenti della coalizione di centrosinistra e, specialmente, la letterale paura che potessero prevalere le ricette di sinistra estrema, verdi e compagni.
Naturalmente non sono mancate, immediatamente, le facce di circostanza di illuminati (sempre meno col passare delle ore) della sinistra che ci hanno fatto la predica sulle divisioni del Paese. Un fatto grave, un fatto su cui riflettere, una situazione preoccupante. A noi sembra, molto più semplicemente che là dove si concentra la produzione le difficili - a capirsi - ricette del centrosinistra non sono piaciute. Sono state bocciate. Tutto qua.
Quello che successe a Vicenza, al convegno di Confindustria, fu un segnale preciso. A sinistra dissero che Berlusconi si era portato la claque. Questo Giornale interpretò diversamente la freddezza della platea per Prodi e il calore tributato a Berlusconi. Era il segno netto che le politiche economiche di Prodi, sostanzialmente sposate dalla dirigenza seduta in prima fila e dalle grande imprese del Paese, non convincevano la piccola e media impresa, seduta ...)

(...) in platea.
Tutto questo non è un dramma, come hanno sostenuto a sinistra, è una scelta fatta dagli elettori. Le riflessioni devono, quindi, partire da qui.
C'è poi da segnalare che gli elettori del Nord hanno decretato anche un'altra bocciatura e cioè quella della grande alleanza di banche, grandi imprese, centrosinistra e grandi giornali, Corriere della Sera in testa. Tutti questi hanno sostenuto che la crisi economica fosse colpa del governo e che le ricette di Berlusconi e Tremonti stavano all'origine della stagnazione economica italiana. Evidentemente, anche in questo caso, la parte più produttiva del Paese, e in testa la Lombardia, governata da Formigoni, hanno ampiamente contraddetto questa analisi.
Non vale neanche più sostenere che tutto questo successo sia dovuto alla Lega che non ha riportato risultati entusiasmanti.
La maggioranza dei cittadini che producono la fetta di reddito nazionale più importante pensano ancora che puntare sulla riduzione del carico fiscale, nonché sul rendere più flessibile il mercato del lavoro, sia - ad oggi - una ricetta valida. Più valida delle altre. E, certamente, non perché si tratta di cittadini alieni dai sentimenti di solidarietà ma perché sono consapevoli che alla base ci sta la produzione della ricchezza e, poi, la sua redistribuzione. Che è esattamente la logica, la filosofia che ispira dal sempre più lontano '94 i programmi del centrodestra.
Nel centrosinistra circolerà certamente anche un altro tipo di interpretazione: al Nord non ci hanno votato perché non ci hanno capito o, meglio, non hanno capito le nostre ricette economiche. La questione non è questa. Tutti hanno capito tutto benissimo e hanno ritenuto che occorre continuare a procedere nella direzione iniziata dal centrodestra e che, anche nell'ipotesi che il centrodestra non abbia fatto tutti i passi sperati, certamente è andato nella direzione giusta. In Piemonte e in tutto il Lombardo-Veneto questa direzione è piaciuta. L'altra, indicata da Prodi, no.