L’onore è salvo. Ma che fatica

Seppur a fatica, l'onore è salvo. Di sicuro non è una grande soddisfazione aver pareggiato con gli «onestoni» nella partita più attesa dell'anno, però è il «come» la si è pareggiata che sabato sera mi ha fatto tanto godere. Quel gol di Grygera l'ho chiamato e invocato dal momento in cui siamo passati in svantaggio fino a quel 93’ minuto, con Bosio che mi sbertucciava dallo studio e il mio caro amico Gianluca che accordava la tromba per farmi la sua solita suonatina a fine partita. Seppur ridotti pure stavolta in dieci (avrebbe mai potuto Farina non farci qualche suo cadeau pure quest'anno?) sentivo ancora salire dal prato verde il battito inconfondibile del cuore-Juve, percepivo netta la voglia dei nostri ragazzi di non volersi arrendere, di non voler chiudere in questa maniera il braccio di ferro con l'Inter. Perderemo pure la guerra, ok, ma la battaglia decisiva - almeno quella - no, non potevamo. E così, quando Zdenek l'ha messa dentro, ho agguantato io la tromba e mi sono fatto una suonata come Dio comandava. E chissenefrega se era a strisce nerazzurre, anzi c'ho provato ancora più gusto a suonarla in tv. Detto ciò, se dopo la rete di Balotelli sono partiti i cori pro Conte, qualche motivo ci sarà pure. L'orgoglio va bene, è positivo, ma non può essere sempre quello il salvagente al quale aggrapparsi quando tutto va male. Grazie ragazzi per averci evitato la seconda sconfitta dell'anno con l'Inter, però adesso rimboccatevi le maniche e tenetevi stretti il secondo posto. Pure quello, per l'onore.