L’onorevole Luxuria recita anche al cinema

Michele Anselmi

da Roma

«Un trasgressivo tradizionalista». A sorpresa così si definisce Vladimir Luxuria, al secolo Wladimiro Guadagno. In effetti, contraddicendo il detto «Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi», il 42enne neodeputato di Rifondazione comunista è in partenza per la natìa Foggia, dove l'aspettano i genitori per festeggiare la resurrezione di Cristo e la vittoria di Prodi. Com'era facile attendersi, il transgender più famoso d'Italia ha riscaldato l'anteprima stampa di Mater Natura, il film di Massimo Andrei che esce ora, a urne chiuse, perché prima sarebbe incorso nei rigori della par condicio. Ricorderete. Essendo uno degli interpreti, Luxuria aveva dovuto rinunciare al lancio previsto per fine marzo. Sicché l'Istituto Luce, che distribuisce il film dopo l'applaudito debutto alla veneziana Settimana della critica 2005, era stato costretto a rinviarne l'arrivo nelle sale, in modo da poter poi sfruttare la presenza dell'attore-cantante.
Mater Natura è titolo a suo modo polemico, allusivo, ma anche conciliatorio: trattasi, infatti, del nome che una variopinta tribù di travestiti e omosessuali affibbia ad un agriturismo sui generis, anzi un «agrifuturismo», naturalmente biologico, alle pendici del Vesuvio. Una specie di democratico e casinista falansterio, che ricorda la terrazza di Le fate ignoranti. Un mondo a parte, gaudente e altruista, all'insegna dell'orgoglio gay, dove l'immagine classica del «femminiello» partenopeo si contamina con le trasformazioni fisiche connesse alla transessualità. Naturalmente un film che Casini o Mastella vedrebbero come l'ennesimo attentato ai «valori della famiglia», un segno dei tempi. E però non pensate a un film ideologico, rivolto esclusivamente a un pubblico omosex. No, al pari dell'australiano Priscilla, la regina del deserto, Mater Natura ambisce anche agli applausi degli etero. Infatti il regista intreccia gusti alti e bassi, Eduardo e la sceneggiata, Dumas figlio e il «musicarello», Fellini e la commedia italiana, in una chiave a basso costo (il produttore Umberto Massa assicura che il film è costato meno di 500 mila euro).
Luxuria, presentatosi a chioma sciolta e orecchini, un filo di trucco, in un impeccabile completo giacca nera e pantaloni gessati su camicia vermiglia, vi interpreta Massimino, regista teatrale alle prese con la messa in scena di un'amatoriale Medea. In realtà, il protagonista della vicenda è Desiderio, spregiudicato e avvenente transessuale (lo incarna Maria Pia Calzone, emula della Felicity Huffman di TransAmerica) che per amore di un bellissimo giovanotto medita di abbandonare il marciapiede. Solo che Andrea, l'oggetto dei desideri, sta per sposarsi, e quando la cosa viene fuori...
Spiega il regista: «Lungi dal voler essere una storia sulla condizione dei diversi, questo è un film che parla d'amore e di colori, di giochi, morte e tenerezze. Il tutto a Napoli, la più travestita delle città italiane». Il caso ha però voluto che Luxuria, nel film, sostenga l'elezione al Parlamento di un candidato sensibile alle tematiche transessuali, salvo poi essere tradito per ragioni elettoralistiche. Quasi una premonizione? «Non saprei. Ma posso assicurarvi che all'epoca delle riprese non avrei mai pensato di poter essere qui, oggi, da onorevole», confessa Luxuria. E aggiunge, sfoggiando le sue conoscenze in materia di letteratura inglese: «Se Shakespeare ha anticipato il teatro beckettiano con Re Lear, Andrei ha previsto la mia candidatura con Mater Natura». Oggi, a seggio conquistato, il neoeletto non ha voglia di polemizzare, nemmeno con quei militanti di An che villanamente gli gettarono addosso dei finocchi. «Ho scoperto che la moderazione è una virtù, di cui non tutti fanno tesoro», scandisce dolcemente. Augurandosi di trovare in Parlamento «amici anche inaspettati». Come l'avvocatessa Buongiorno, di An, che avrebbe già chiesto di incontrarlo. Anzi di incontrarla.